….
DON TONINO BELLO….
IL
CALVARIO TRE GIORNI DOPO
I Vangeli ci raccontano numerose
apparizioni del Risorto avvenute nel giorno di Pasqua.
Se è lecito esprimere delle preferenze, quella che mi commuove di
più è l'apparizione a Maria di Magdala, piangente accanto al
sepolcro vuoto. Le si avvicina Gesù e le dice: "Perché
piangi?".
Donna, le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi.
A meno che tu non pianga per gioia o per amore.
Vedi: la collina del Calvario, che l'altro ieri sera era solo un teschio
coperto di fango, oggi si è improvvisamente allagata di un mare
d'erba.
I sassi si sono coperti di velluto. Le chiazze di sangue sono tutte fiorite
di anemoni e asfodeli. Il cielo, che venerdì era uno straccio
pauroso, oggi è limpido come un sogno di libertà.
Siamo appena al terzo giorno, ma sono bastate queste poche ore perché il
mondo facesse un balzo di millenni.
No, non misurare sui calendari dell'uomo la distanza che separa quest'alba
luminosa dal tramonto livido dell'ultimo venerdì.
Non è trascorso del tempo: è passata un'eternità.
Donna, tu non lo sai: ma oggi è cominciata la nuova creazione.
Cari amici, nel giorno solennissimo di Pasqua anch'io debbo rivolgere a
ciascuno di voi la stessa domanda di Gesù: "Perché
piangi?"
Le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno
che non siano l'ultimo rigagnolo di un pianto antico.
O l'ultimo fiotto di una vecchia riserva di dolore da cui ancora la tua
anima non è riuscita a liberarsi.
Lo so che hai buon gioco a dirmi che sto vaneggiando. Lo so che hai mille
ragioni per tacciarmi di follia. Lo so che non ti mancano gli argomenti per
puntellare la tua disperazione. Lo so.
Forse rischio di restare in silenzio anch'io, se tu mi parli a lungo dei
dolori dell'umanità: della fame, delle torture, della droga, della
violenza. Forse non avrò nulla da replicarti se attaccherai il
discorso sulla guerra nucleare, sulla corsa alle armi o, per non andare
troppo lontano, sul mega poligono di tiro che piazzeranno sulle nostre
terre, attentando alla nostra sicurezza, sovvertendo la nostra economia e
infischiandosene di tutte le nostre marce della pace.
Forse rimarrò suggestionato anch'io dal fascino sottile del
pessimismo, se tu mi racconterai della prostituzione pubblica sulla
statale, del dilagare dei furti nelle nostre case, della recrudescenza di
barbarie tra i minori della nostra città.
Forse mi arrenderò anch'io alle lusinghe dello scetticismo, se mi
attarderò ad ascoltarti sulle manovre dei potenti, sul pianto dei
poveri, sulla miseria degli sfrattati, sulle umiliazioni di tanta gente
senza lavoro.
Forse vedrai vacillare anche la mia speranza se continuerai a parlarmi di
Teresa che, a trantacinque anni, sta morendo di cancro. O di Corrado che, a
dieci, è stato inutilmente operato al cervello. O di Lucia che, dopo
Pasqua, farà
la Prima Comunione
in casa perché in chiesa, con gli altri compagni, non potrà andarci
più. O di Nicola e Annalisa che, dopo tre anni di matrimonio e dopo
aver messo al mondo una creatura, se ne sono andati ognuno per la sua
strada, perché non hanno più nulla da dirsi.
Queste cose le so: ma io voglio giocarmi, fino all'ultima, tutte le carte
dell'incredibile e dire ugualmente che il nostro pianto non ha più
ragione di esistere.
La Resurrezione di Gesù ne ha disseccate le sorgenti. E tutte le
lacrime che si trovano in circolazione sono come gli ultimi scoli delle
tubature dopo che hanno chiuso l'acquedotto.
Riconciliamoci con la gioia.
La Pasqua sconfigga il nostro peccato, frantumi le nostre paure e ci faccia
vedere le tristezze, le malattie, i soprusi e perfino la morte, dal
versante giusto: quello del "terzo giorno".
Da quel versante, il luogo del cranio ci apparirà come il Tabor. Le
croci sembreranno antenne, piazzate per farci udire la musica del Cielo. Le
sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell'agonia, ma i
travagli del parto.
E le stigmate lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le
feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d'ora le luci di un mondo
nuovo!