Annamaria e Jacqueline, volontarie del «guardaroba»

Annamaria e Jacqueline sono due simpatiche «nonne», che ininterrottamente da ventisei anni ogni giorno dedicano una buona fetta del loro tempo alla Caritas. Lo fanno come volontarie al servizio guardaroba, tra scaffali di pantaloni, maglie, camicie di ogni taglia e fattezza, che loro – aiutate da altre volontarie – con la pazienza tipica di ogni donna abituata a prendersi cura della propria casa, sistemano con cura, per renderli pronti per gli ospiti che giornalmente bussano in via Alfieri. La povertà, infatti, ha il volto di chi ha fame, ma anche quello di coloro che non possono permettersi il lusso neppure di farsi una doccia e di cambiarsi d’abito quotidianamente come siamo abituati un po’ tutti. Ed è per questo che la Caritas diocesana, fin dai suoi inizi con padre Fernando Coletta, ha istituito anche il servizio di guardaroba. All’inizio era in una stanza nell’ala del Seminario in via Dandolo; poi, da quando Caritas ha trovato posto sul lato di via Alfieri, all’interno di uno dei locali dell’attuale sede.

Ogni giorno, non meno di 25 persone hanno la possibilità di farsi la doccia, gli uomini la barba e di ricevere un cambio di abiti puliti: slip, cannottiera, pantaloni, calze, camicia o maglietta, golf di lana e, quando è possibile, anche scarpe. Gli abiti indossati dagli ospiti vengono gettati via, perchè non più riutilizzabili. Un servizio importante, dunque, che richiede pazienza, cura, attenzione. Un servizio che Annamaria e Jacqueline fanno con il sorriso sulle labbra ininterrottamente da ventisei anni. Mamma di tre figli e nonna quasi di quattro (il «quasi» è perchè uno è in arrivo), Annamaria Piras Gaviano vive a Grosseto da 35 anni. È arrivata in Maremma con la famiglia al seguito del marito che era un carabiniere: prima dieci anni a Pitigliano, poi nel capoluogo maremmano. Di questi trentacinque anni, una bella fetta li ha dedicati anche alla Caritas. Jacqueline Agostini, invece, è originaria di Parigi e vive a Grosseto dal 1964. «Ho conosciuto mio marito in Francia e l’amore mi ha portato qui», racconta. Quattro figli, cinque nipoti, la signora Jacqueline ha iniziato a fare volontariato al doposcuola dell’Istituto San Lorenzo con Lia Benesperi. Quando il San Lorenzo fu chiuso è approdata in Caritas «quasi per caso», dice lei.

E dall’89 Annamaria e Jacqueline hanno fatto «coppia fissa» al guardaroba. «Arriviamo alle 9 del mattino – raccontano – e già subito iniziano a venire ospiti che hanno bisogno di lavarsi e di cambiarsi d’abito. Noi cerchiamo di dare tutto quel serve e di darlo sempre col sorriso anche se – confessano – qualche volta la pazienza scappa, soprattutto quando magari incappiamo in qualche amico che non si accontenta, che vorrebbe abiti un po’ più alla moda… Il fatto è che i vestiti arrivano in Caritas quando le mode sono passate!». Oltre al servizio di consegna, che richiede di individuare bene soprattutto le taglie, c’è tutto il lavoro di stoccaggio dei capi che arrivano in Caritas dalle famiglie che donano. I vestiti vengono separati e suddivisi, guardati scrupolosamente uno ad uno per verificare se sono tutti riutilizzabili davero, perchè se è vero che chi è povero alla fine si accontenta di ciò che gli viene dato, c’è sempre la dignità di ogni persona da preservare. «Cosa manca? In questo momento pantaloni da uomo taglie 46 e 48 – rispondono le due storiche volontarie – ma la carenza cronica è quella delle scarpe», è il loro appello. «Quello del guardaroba è un servizio non sempre gratificante – raccontano Annamaria e Jacqueline – soprattutto quando non riusciamo ad accontentare le persone che si rivolgono a noi. E poi non di rado dobbiamo aiutare gli ospiti a sciogliere la loro diffidenza, ma il più delle volte basta davvero poco:un sorriso, un gesto gentile e subito il ghiaccio si rompe e tutto diventa più facile». In ventisei anni di servizio, le due volontarie hanno visto passare alla Caritas tantissime persone, ognuna delle quali con una storia, un vissuto, un dolore, un peso. E sono molti gli episodi belli che raccontano. «Molti anni fa ci fu affidata una famiglia di origine albanese: babbo, mamma e due figli.

Ce ne siamo fatte carico aiutandoli qui in Caritas e provvedendo anche al corredino per i Battesimi dei due bambini. Oggi quella famiglia, arrivata in Italia in stato di bisogno, si è perfettamente integrata: il padre ha una piccola ditta edile, hanno comprato casa in un paese dell’entroterra. Per noi è bello vedere che c’è chi ce la fa». Ma nella loro ormai lunga «carriera» di volontarie, Annamaria e Jacqueline hanno fatto anche esperienze ulteriori. Come la collaborazione con la Protezione civile in occasione dell’emergenza della Costa Concordia: «Abbiamo fornito abiti per i naufraghi a orari impensabili, ma anche quella è stata un’esperienza umanamente importante», ricordano. Oggi, invece, è forte la collaborazione con i centri di accoglienza dei profughi: «Lo scorso anno prima di Natale siamo state invitate a Batignano e abbiamo partecipato alla Messa celebrata dal Vescovo per i profughi lì accolti: è stato un altro bel momento». Si, perchè la relazione fa superare ogni diffidenza e ogni barriera.

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