Bottega della solidarietà: il traguardo dei primi 5 anni

La Bottega della solidarietà della Caritas compie cinque anni. Era il 2012, infatti, quando Loredana Sauna, operatrice della Caritas diocesana, iniziò a dar forma al progetto che il direttore don Enzo Capitani aveva in animo di creare. A distanza di un lustro quel progetto è diventato una realtà importante di aiuto per le famiglie che vivono una situazione di momentaneo bisogno. Ma soprattutto, «la Bottega -spiega Loredana – era e resta un progetto innovativo nella filosofia che lo ispira, che è quella di stravolgere i principi per cui chi è nel bisogno si deve accontentare di quello che gli si da. Alla Bottega la famiglia sceglie i prodotti di cui necessita, nei limiti e secondo le regole che governano questo servizio, ed esercitando la possibilità della scelta vede pienamente riconosciuta se stessa».

Loredana, siete partiti piano, poi, anno dopo anno, il progetto è cresciuto. Che numeri avete oggi?

«Attualmente nella Bottega della solidarietà abbiamo in carico 79 nuclei familiari. Quando siamo partiti erano meno di 30: erano quelli che già venivano seguiti attraverso il percorso “R al cubo” portato avanti dall’associazione Le Querce di Mamre. Il picco massimo lo abbiamo raggiunto un paio d’anni fa con 160 famiglie, quando la crisi economica ha raggiunto le sue vette più acute sul territorio. Nel 2016 siamo arrivati a 120 famiglie e ora, come detto, a 79».

Come funziona esattamente il percorso di accesso alla Bottega?

«All’inizio, quando siamo partiti, non avevamo il programma informatico di cui ci avvaliamo oggi, ma solo un lettore di codice a barre. La famiglia che veniva a fare la spesa, dunque, “passava” i prodotti col lettore e gli veniva rilasciato il saldo dei punti disponibili. Alla Bottega, infatti, si “paga” a punti. Oggi il meccanismo è più oliato: ogni famiglia dispone di una tessera e va via con uno scontrino nel quale sono riportati i prodotti che ha ritirato, la data di scadenza della tessera e i punti mensili che gli rimangono e che non possono essere cumulati con quelli del mese successivo».

Non c’è il rischio di cronicizzare il bisogno?

«No, se si presta attenzione al criterio che sottende al progetto: si tratta, infatti, di un contributo alla spesa familiare, non di una risposta esaustiva ai bisogni alimentari di quella famiglia. Quello che viene risparmiato usufruendo della Bottega, quel nucleo familiare ha la possibilità di utilizzarlo per altre esigenze. Non è sempre facile far passare questo principio in chi è inserito nel progetto, ma non demordiamo».

Le famiglie che vengono a fare la spesa che cosa trovano?

«Trovano legumi, pasta, riso, biscotti, olio, uova, pannolini, omogeneizzati, prodotti da frigo. Dal 2016 garantiamo anche la carne e il formaggio».

Ognuno può prendere il quantitativo che vuole?

«No, abbiamo stabilito dei tetti massimi, soprattutto per alcuni prodotti, in modo che siano garantiti a tutti».

Come vi approvvigionate degli alimenti?

«Un grosso quantitativo ci arriva grazie alla Colletta organizzata ogni anno dal Banco Alimentare (quest’anno, ad esempio, abbiamo ottenuto 8100 chili di cibo), dalla Raccolta di san Lorenzo che la diocesi organizza per la festa del patrono, da donazioni. Alcuni prodotti li acquistiamo. La coperta è sempre tirata, se non corta, e quindi cerchiamo di “spalmare” lungo i mesi quello di cui disponiamo. Abbiamo poi delle convenzioni con Simply e Coldiretti, ma purtroppo sul territorio ancora manca una rete di collaborazioni stabili. In questo, forse, deve ancora maturare una certa sensibilità».

Tra le famiglie che aiutate la prevalenza a chi va?

«La prevalenza la determina il bisogno. Se vuol sapere se sono di più i nuclei stranieri o quelli italiani, le posso dire che nel 2016, quando erano 120 le famiglie coinvolte nel progetto, 40 di loro erano italiane, 28 marocchine, 10 albanesi, 6 domenicane e poi, in numeri più ridotti, di altre nazionalità».

Chi operativamente opera nella struttura di via Pisa?

«Oltre alla sottoscritta c’è un magazziniere, ci sono due volontari e attualmente tre inserimenti di persone che stanno scontando pene alternative al carcere. Fondamentale, infine, è la presenza di ragazzi diversamente abili, che alla Bottega svolgono un’attività di inserimento tramite la Asl e i servizi sociali. Una di loro sta alla cassa. Ognuno ha la sua importanza e fa con impegno la sua parte, contribuendo in modo determinante a far procedere la macchina».

La Bottega quando è aperta?

«Tre volte a settimana: il lunedì dalle 9.30 alle 12.30; il mercoledì e il venerdì dalle 15 alle 18. La sede è in via Pisa, in una struttura concessa alla Caritas in comodato gratuito».

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