Descrizione del progetto

Il progetto della Diocesi di Grosseto – Caritas Diocesana si inserisce in un ampio programma integrato sostenuto da vari finanziatori delle Caritas Diocesane italiane (in particolare tutte le Caritas della Toscana, quelle di Roma, Milano, Chioggia, il Don Calabria di Verona, ecc…), che include diverse azioni integrate:

 

IN AMBITO SCOLASTICO:

  • Donazione di un kit scolastico (quaderni, penne, matite, gomma e righello) e dell’uniforme scolastica (confezionata dal laboratorio di sartoria creato dall’Ufficio Sanitario della Diocesi per aiutare nel reinserimento lavorativo le donne che hanno subito violenze durante la guerra)
  • Pagamento delle tasse (di iscrizione ministeriale e della quota alla scuola).
  • Attività di recupero scolastico.

NEL TEMPO LIBERO:

  • Organizzazione di attività ludiche: giochi, attività sportive, canto, teatro, visione di film, gite, partecipazione ad eventi religiosi, …
  • Campi estivi, anche con l’animazione di operatori italiani.

IN AMBITO PSICOPEDAGOGICO:

  • Accompagnamento psicopedagogico / psicoterapeutico (counseling) di tipo individuale e di gruppo, da parte degli educatori socio pedagogici, soprattutto a scuola

IN AMBITO SOCIALE:

  • Mediazione dei conflitti oltre che a scuola anche presso i villaggi;
  • Incontri e visite domiciliari, con famigliari e capi-villaggi ed altri membri dei villaggi e quartieri, per la mediazione dei conflitti e delle violenze

IN AMBITO DELLA FORMAZIONE DEGLI ACCOMPAGNATORI SCOLASTICI

  • Formazione costante degli educatori socio-psicopedagogici

IN AMBITO SANITARIO:

  • Servizio sanitario gratuito delle bambine “ex-schiave sessuali” (con tutela della privacy), che nell’esercito erano “a servizio” mediamente di 7-8 militari adulti e che oggi sono affette da notevoli squilibri fisiologici ed ormonali, oltre che fisici e psicologici; in molti casi hanno contratto il virus HIV dell’AIDS);
  • Interventi chirurgici per varie ragazze che hanno subito danni talvolta irreversibili

IN AMBITO SOCIOECONOMICO

  • Reinserimento lavorativo per i ragazzi che entrati in guerra da bambini, si sono trovati infine
    adulti

Il progetto della Diocesi di Grosseto – Caritas Diocesana, che è attualmente in corso di svolgimento, grazie anche all’importante sostegno economico dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, ha l’obiettivo di formare e supervisionare sul tema della gestione del trauma infantile 80 educatori psicopedagogic i , provenienti da una quarantina di scuole primarie e secondarie, nelle quali sono stati reinseriti dal 2006 almeno 1.500 bambini e bambine (sono quelli ad oggi censiti con diagnostiche scolastiche interne), bambini che hanno partecipato alle recenti guerre in Congo in qualità di soldati o serve per i servizi di corvè o l’intrattenimento sessuale dei soldati adulti.

All’indomani degli Accordi di Pace e della fine della guerra, molte organizzazioni hanno lavorato per ricongiungere e ricollegare i bambini ai villaggi d’origine, dove vennero rapiti dalle truppe militari o ribelli, ma successivamente è mancato un lavoro più profondo finalizzato ad un vero reinserimento sociale, di mediazione con le famiglie, gli abitanti dei villaggi, i compagni di scuola ed infine col mondo lavorativo.

A causa di questa carenza di accompagnamento si assiste ad un nuovo drammatico problema: il rifiuto ed il disconoscimento fattivo da famigliari e compaesani. E questi bambini, che cercano di ricreare il modello della truppa armata, si organizzano o in bande di strada, presso villaggi e cittadine, oppure insieme a gruppi più adulti presso le foreste (quest’ultimo fenomeno è una concausa dei frequenti episodi di ripresa di focolai di guerriglia armata, strumentalizzati da exufficiali o ex-generali dissidenti, auto-proclamatisi leader di gruppi rivoluzionari ribelli, spesso non ben identificati politicamente).

La coordinatrice psicopedagogica del progetto è la psicologa Suor Adèle Yuma, direttrice di una ventina di Scuole Convenzionate Cattoliche della Diocesi di Kindu (Maniema); un’equipe di 5 supervisori, che ormai da vari anni continuano la loro progressiva formazione, svolge l’attività di counseling ai bambini e di coordinamento degli educatori nelle attività di mediazione scolastica, famigliare e nei villaggi.

Ad integrazione della formazione d’aula di base, fornita loro dal 2004 al 2007 dal Prof. André Mavinga, psicologo clinico esperto UNICEF e OMS in materia di detraumatizzazione e reinserimento, a luglio 2008 saranno svolti dei corsi di formazione e supervisione da esperti italiani, agli stessi educatori psico-pedagogici.

L’intervento mira, dunque, a fornire servizi di formazione e di counseling, esula dal porsi l’obiettivo di trasmettere metodi di cura di tipo psicoterapeutico o psichiatrico dei disturbi da stress o post-traumatici da stress dei bambini vittime di violenza, in virtù del ruolo istituzionale unicamente di supporto educativo e sociale degli operatori dei centri di accoglienza dei bambini.

In sintesi, s’intende stimolare gli operatori a riconoscere i segni ed i sintomi del trauma psicologico, al fine di contribuire a contenere il disagio proprio e dei bambini mediante esperienze emozionali correttive legittimate dalla letteratura ed improntate al raggiungimento di livelli sempre più alti di consapevolezza di sé e della relazione con le vittime di violenza.

 

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