Dossier Immigrazione 2011

Gli immigrati regolari presenti in Italia a fine 2010, sono 4.968.000, una cifra simile a quella d’anno precedente perché, per effetto della crisi 684.413 permessi di soggiorno per lavoro non sono stati rinnovati, costringendo molti all’irregolarità, al rimpatrio o al lavoro nero. Le nuove presenze sono state però oltre mezzo milione e circa mezzo milione sono gli irregolari.


Le principali collettività sono i romeni (968.576), gli albanesi (482.627), i marocchini (452.424) e i cinesi (209.934). A metà secolo gli stranieri potrebbero essere 12,4 milioni, il 18% dei residenti. Sono i dati del 21° Dossier statistico immigrazione a cura di Caritas e Migrantes, presentato oggi a Roma e in 30 città italiane. Nell’ultimo decennio la popolazione immigrata è aumentata di 3 milioni di unità e gli indicatori di inserimento sono diventati sempre più forti, dall’equilibrio tra maschi e donne immigrate (queste sono il 51,8%) al numero dei minori (993.238), dall’incidenza sulla popolazione residente (7,5%) a quella sulla forza lavoro (oltre il 10%), dal numero degli occupati (oltre 2 milioni) a quello dei titolari d’impresa (228.540), dalle acquisizioni di cittadinanza (66mila) ai matrimoni misti (21.357). Nell’anno scolastico 2010/2011 erano 709.826 gli alunni stranieri (+5,4%), incidendo per il 7,9% sull’intera popolazione scolastica.

Nel 2010 sono stati registrati 4.201 respingimenti alle frontiere e 16.086 rimpatri forzati, a fronte di 50.717 persone rintracciate in posizione irregolare. Le persone sbarcate sono state 4.406 (erano state 36.951 nel 2008 e 9.573 nel 2009), ma gli sbarchi sono ripresi nel 2011 a seguito degli sconvolgimenti politici in Tunisia, Egitto e Libia: oltre 60.000 persone dall’inizio dell’anno ad oggi. Il Dossier immigrazione a cura di Caritas e Migrantes, presentato oggi, rileva che nei “costosi” Centri di identificazione ed espulsione (la retta giornaliera costa 45 euro, l’espulsione di un immigrato fino a 10mila euro), anche a causa del protrarsi del trattenimento fino a 18 mesi, “sono sempre più ricorrenti le proteste”, soprattutto da parte dei nordafricani. Nei Cie sono transitati nel 2010 7.039 immigrati, ma nonostante gli accordi bilaterali in tema di riammissione, osserva il Dossier, nemmeno la metà delle persone trattenute è stata effettivamente rimpatriata (3.339). “La cosiddetta ‘tolleranza zero’ – commentano i curatori – non assicura di per sé l’efficacia auspicata”. Anzi, “con l’inasprimento delle norme si rischia di peggiorare la situazione delle carceri italiane”, dove il 36% dei 67.394 detenuti in stato di sovraffollamento sono stranieri. Oltre 540 sono i casi di discriminazione e razzismo segnalati all’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali).

Nel mondo del lavoro – rileva il Dossier Caritas/Migrantes – gli occupati stranieri sono 2.089.000 e costituiscono un decimo della forza lavoro. Anche gli immigrati stanno pagando però duramente gli effetti della crisi: sono un quinto dei disoccupati. Ancora vivace è però il dinamismo imprenditoriale: sono 228.540 le imprese gestite da immigrati, 20.000 in più dell’anno precedente. La precarietà del lavoro si riflette sul piano abitativo, dove il 34% degli immigrati (contro il 14% degli italiani) lamenta condizioni di disagio. E’ addirittura dimezzata l’incidenza degli immigrati sulle compravendite immobiliari: dal 16,7% nel 2007 all’8,7% nel 2010. L’insediamento degli immigrati diventa però sempre più stabile e diffuso: i minori figli di stranieri sono quasi 1 milione e aumentano ogni anno di 100.000 unità. La popolazione immigrata è più giovane (32 anni in media, 12 in meno degli italiani), incide positivamente sull’equilibrio demografico con le nuove nascite (un sesto del totale), è lontana dal pensionamento e versa annualmente oltre 7 miliardi di contributi previdenziali. In pratica, commenta il Dossier, “rende più di quanto costi alle casse dello stato”: “Gli immigrati si attendono di essere percepiti non solo nella loro consistenza numerica ma anche di essere apprezzati per la positiva funzione esercitata, che va completata con più ampi spazi di partecipazione”.

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