Formazione del servizio civile: La carità che dà «tono» alla vita

Si sono ritrovati a Grosseto, martedì scorso, negli spazi del centro «Frassati», oltre 30 giovani che stanno concludendo l’anno di servizio civile nelle Caritas diocesane della Toscana. I giovani, accompagnati da alcuni animatori, hanno vissuto l’ultima tappa del loro percorso di formazione, che affianca il servizio attivo in tanti luoghi ed esperienze di carità. Tema della giornata “Il filo rosso del servizio”, che i ragazzi hanno approfondito attraverso la condivisione e alcune attività in piccoli gruppi e in assemblea. Prima del pranzo un momento di preghiera nella cappella interna al centro «Frassati», quindi la condivisione insieme del pasto, preparato con cura da alcune volontarie della Caritas diocesana di Grosseto.

Gruppi di giovani sono arrivati dalle diocesi di Siena, Arezzo, Montepulciano- Chiusi-Pienza, Pitigliano-Sovana-
Orbetello, Massa Marittima-Piombino, Fiesole accolti dagli otto ragazzi del servizio civile Caritas di Grosseto, con il vice direttore Luca Grandi e alcune operatrici.
Ad aprire la giornata è stato il vescovo Rodolfo, che ha portato il suo saluto ai giovani. «L’esperienza che durante questo anno avete vissuto in Caritas – ha detto – è un ‘timbro’ che vi auguro vi rimanga dentro per sempre, assieme alla dedizione che avete sperimentato, e dia il tono alla vostra vita futura, perché conservi lo stile dell’accoglienza degli altri, chiunque essi siano e che sono sempre una ricchezza. C’è sempre bisogno – ha proseguito mons. Cetoloni – di persone che non mettono se stesse al centro, ma la relazione e quindi l’altro».
La giornata si è svolta in un vero clima di condivisione e di amicizia, che i giovani hanno coltivato nel corso di questo anno di servizio, avendo avuto la possibilità di vivere diversi momenti di formazione anche attraverso la visita a luoghi come Barbiana, dove si è dipanata buona parte dell’esperienza sacerdotale di don Lorenzo Milani, oppure alla Fraternità della Visitazione, a Pian di Sco’. «A Grosseto – ha detto il vescovo ai ragazzi – ad accogliervi avete trovato il sole!». Soddisfatto Luca Grandi, che molti anni fa si accostò alla Caritas come obiettore di coscienza e ormai da tempo cura annualmente la selezione e l’inserimento dei ragazzi che chiedono di poter svolgere l’anno di servizio civile. Lo scorso anno – lo ricordiamo – alla selezione per otto posti se ne presentarono oltre cento.

Tra loro Melania e Cristina, che insieme agli altri sei amici del territorio il 30 novembre concluderanno questa esperienza. «Il servizio civile – racconta Melania, 21 anni e un futuro in cerca di occupazione – mi ha aperto ad un mondo che non conoscevo. Oggio mi rendo conto di più cose e di ciò che mi circonda, ho una consapevolezza diversa. Il servizio che più mi ha messo in crisi? Sicuramente il contatto con le persone diversamente abili: ho trovato difficoltà di relazione, che mi hanno chiesto uno sforzo in più di adattamento e di consapevolezza. Dove invece mi sono trovata pienamente a mio agio è stato il servizio al guardaroba e alla mensa: lì ho potuto conoscere storie di persone che, girando per la città, avevo visto, ma che mi erano di fatto invisibili. Consiglio questa esperienza a tutti i giovani».

Cristina, 25 anni, studi universitari di Servizio sociale, ha vissuto il servizio civile come un’esperienza sul campo di ciò che aveva appreso sui libri «e la differenza – dice – è tantissima… . All’inizio non è stato per nulla facile – ammette - nonostante avessi già fatto volontariato, durante gli anni dell’Università, alla Caritas di Pisa e al Sert. Qui, però, mi sono messa in gioco molto di più, ci ho messo davvero tutta me stessa, scoprendo anche le mie debolezze e difficoltà. Se prima di vivere l’anno di servizio civile – continua Cristina – le persone le persone che frequentano la Caritas le trovavo in giro, ma non mi dicevano nulla, ora hanno un nome, un volto, una storia che sono entrati in contatto con la mia. Dagli ospiti di Caritas ho appreso e preso davvero tanto. Il servizio che mi è costato di più sicuramente è stato il centro di ascolto, tutte le volte che ho dovuto dire dei no. Mi sono pesati sempre, ma in modo particolare quando mi sono trovata davanti una mamma… Purtroppo non è sempre possibile, ma è sempre pesante, tanto che qualche volta mi è venuto da pensare che potevo dare qualcosa di me pur di non dire no».

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