Giustizia di Dio e dell’uomo: un incontro ancora possibile

Esiste un rapporto tra giustizia umana e giustizia divina? E se sì, in che relazione stanno? Sembrano interrogativi «alti», in realtà toccano la carne viva dell’uomo, che da sempre si interroga sul senso dell’ingiustizia, sul male e da sempre è impegnato a rendere il mondo più abitabile e l’uomo più umano. Con questo approccio sabato 5 marzo la Caritas ha inaugurato «Sentieri di giustizia nell’Anno della misericordia», percorso in cinque tappe che fino al prossimo novembre offrirà a tutta la comunità civile la possibilità di confrontarsi e riflettere sulle diverse dimensioni della giustizia, su come essa contribuisca a definire la dignità umana e su come educarsi perché la giustizia sia sempre di più la «bussola» dell’agire individuale e collettivo. Tante persone sono intervenute al primo incontro nella sala contrattazioni della Camera di commercio per ascoltare la riflessione a due voci offerta dal vescovo Rodolfo e da Luca Verzichelli, ordinario di Scienza della politica all’Università di Siena, impegnato ultimamente nello studio del dialogo interculturale come strada per superare i conflitti. Un punto di vista di fede ed uno più laico, non in contrapposizione, ma in dialogo complementare, quello offerto dai due relatori, che per oltre due ore si sono misurati sul tema della giustizia umana e di quella divina, ricevendo stimoli, sollecitazioni e domande da parte del pubblico.

A riprova che occasioni di questo tipo rappresentano uno degli antidoti più efficaci al «virus» della contrapposizione ad ogni costo. Ricco e articolato il percorso proposto dal Vescovo, il quale, partendo dal commento di due recenti articoli apparsi su «Civiltà Cattolica» relativi alla «diplomazia di Francesco» e quindi alla misericordia come «processo politico» e al rapporto tra giustizia e misericordia nella dinamica del Pentateuco, ha accompagnato i presenti in una lettura approfondita, «ruminata» potremmo dire, del libro dell’Esodo, laddove narra la consegna a Mosè delle tavole della legge da parte di Dio e del compito a lui affidato di condurre il popolo d’Israele dalla condizione di schiavitù alla terra promessa. Una lettura che è servita a riflettere su che cosa sia la giustizia di Dio, che nasce dal suo interessarsi e farsi carico del «grido» di dolore che l’uomo, in ogni tempo, innalza ogni volta che è schiacciato dal peso dell’ingiustizia, del sopruso, della violenza e di quanto Egli rischi, si esponga con l’uomo per risollevarlo da ciò che lo umilia. Un approccio che ha trovato una lettura più «politica» – nel senso alto del termine – nella prospettiva indicata da Verzichelli, che ha parlato della giustizia sotto più prospettive giungendo a sottolineare come essa sia «il terreno di apertura alla cultura del perdono, che è la capacità di riconoscere la possibilità per ogni individuo di sapersi redimere. Un concetto non solo religioso, ma giuridico, che «è proprio del diritto» e che è capace di svilupparsi ulteriormente, fino ad abbracciare il concetto di giustizia sociale, ovvero di una visione del mondo che tiene conto di chi resta indietro, ma anche di giustizia economica e, infine, di giustizia come dimensione educativa.

La riflessione offerta ha dato spunto ad ulteriori considerazioni del pubblico sulla qualità dello stato di diritto, sulla qualità delle carceri, sul tema della reciprocità rispetto a chi viene accolto nel nostro Paese provenendo da altri popoli, culture e religioni e, più, in generale, su quello che Verzichelli ha chiamato il «diritto umano», il diritto cioè dell’uomo ad essere persona. Una serata, dunque, che ha fatto bene, che ha permesso di viaggiare su orizzonti più vasti dei confini ristretti a cui talvolta siamo abituati e che ha confermato come certi temi (giustizia, misericordia) siano essenziali e spesso impopolari perché faticano a trovare posto nei nostri cuori e nei nostri approcci alla realtà.

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