I dati del Prestito Sociale Regione Toscana a Grosseto

Ammontano 139.500 euro i contributi erogati nell’area socio sanitaria grossetana attraverso il Prestito Sociale, progetto varato e finanziato con cinque milioni dalla Regione per sostenere, con prestiti fino a tremila euro senza garanzie e senza interessi, le persone e le famiglie in situazioni di particolare difficoltà o fragilità socio-economica. La Caritas diocesana è stata la capofila nell’area socio-sanitaria grossetana del progetto, che – partito a dicembre – ha visto il coinvolgimento di una vasta rete di volontariato sociale: Querce di Mamre, Acli, Ceis, Arciconfraternita di Misericordia e Arci solidarietà. Nell’area grossetana il percorso del prestito sociale è stato chiamato «Dare credito alle persone», per mettere in evidenza l’obiettivo principale dell’iniziativa, che non è quello di erogare contributi a pioggia per sopperire a generiche difficoltà economiche, ma dare una mano a coloro che, trovandosi in una situazione di fragilità, desiderano poter contare su una nuova opportunità per rimettere in moto la speranza e guardare con meno cupezza al futuro. É previsto, peraltro, che la somma ricevuta «in prestito» venga restituita nell’arco di trentasei mesi, secondo modalità concordate con gli operatori degli sportelli. Sul territorio sono stati istituiti 8 sportelli – centri di ascolto, che da dicembre hanno raccolto ben trecentonove domande di accesso al prestito sociale. Di queste, ne sono state approvate sessantasette, con una erogazione media di duemila euro. La Caritas diocesana ha gestito circa il 75% delle pratiche. A partire dalla metà di gennaio e fino a metà febbraio c’è stata la fase di ricezione delle domande, secondo una modalità ben organizzata: sono state raccolte dieci istanze al giorno, ogni pomeriggio dalle 14.30 alle 19 su appuntamento. Allo sportello si sono alternati quotidianamente quattro volontari, oltre ai ragazzi del servizio civile Caritas, che hanno provveduto all’inserimento delle pratiche nel software che la Regione Toscana ha appositamente dedicato al progetto. L’ISEE medio delle persone che hanno fatto domanda di prestito sociale ammontava a quattromilatrecento euro. Il progetto è iniziato a dicembre dello scorso anno, con l’organizzazione di corsi di formazione per i volontari in grado di fornire ai partecipanti nozioni su tre livelli: accoglienza della domanda, compilazione della richiesta di prestito (operatore di primo livello) e accompagnamento e sostegno delle persone e delle famiglie coinvolte nell’intero periodo di restituzione del prestito sociale (operatore di secondo livello). «La forza di questo progetto – ha spiegato il direttore del Coeso Società della Salute, Fabrizio Boldrini – è stata proprio quella di mettere in rete istituzioni e volontariato in maniera ’professionale’. I nostri assistenti sociali hanno contribuito a formare i volontari coinvolti, che hanno potuto così assistere con maggiori strumenti le persone che si sono rivolte a loro. Da tempo – ha aggiunto Boldrini – sul nostro territorio, enti, volontariato e Terzo settore lavorano fianco a fianco, dando vita a vari progetti di sussidiarietà, ma questa del Prestito Sociale è stata un’esperienza straordinaria, che ha permesso anche di mappare i bisogni dei cittadini, anche di quelli che non sono mai entrati in contatto con i servizi sociali». «Il prestito sociale – ha commentato il direttore della Caritas diocesana, don Enzo Capitani – è stato ed è, prima di tutto, un atto di fiducia sul futuro di persone che, con un piccolo aiuto, hanno ricevuto la possibilità di tornare a guardare con meno sfiducia e paura al loro futuro. E’ anche un atto di fiducia per evitare che chi oggi è sul crinale, sprofondi sotto la soglia della povertà». «Per la Caritas – ha aggiunto il vice direttore Luca Grandi – questo progetto ha rappresentato anche un modo per mettere ulteriormente a servizio del territorio la nostra presenza, non solo nelle cose da fare, ma anche in quel servizio di animazione alla carità e alla speranza che altrimenti oggi rischiano di uscire dall’orizzonte dell’impegno collettivo, perché portati a pensare che tocchi sempre ad altri fare quello che, invece, spetta ad ognuno nella propria umanità».

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