Il Servizio Civile Caritas a Barbiana, nei luoghi di Don Milani

E’ una tappa «canonica», nell’anno di servizio civile nelle Caritas della Toscana. Canonica, ma non rituale. La giornata a Barbiana, nei luoghi di don Lorenzo Milani, è invece ogni volta un momento che tocca nel profondo l’animo dei giovani, che a distanza di decenni dall’esperienza di fede e di umanità viva vissuta in quella sperduta parrocchia del Mugello da don Lorenzo, continua a parlare e a “profumare” di profezia. Gli otto giovani in servizio da alcuni mesi presso la Caritas di Grosseto, nei giorni scorsi si sono ritrovati insieme ai loro coetanei provenienti dai centri Caritas delle altre diocesi toscane per un momento di formazione, che rientra nel percorso che i giovani sono chiamati a vivere nel corso dell’anno di servizio civile. Una giornata che se da un lato genera sana inquietudine, dall’altra riconcilia col mondo, perchè fa assaporare orizzonti di fraternità e di umanità, che a volte ci sembrano così difficili da cogliere nella vita di tutti i giorni, nella frequentazione dei nostri abituali luoghi del vivere. «Per i ragazzi – conferma il vice direttore della Caritas diocesana, Luca Grandi, che cura il percorso del servizio civile – venire a Barbiana è sempre un’esperienza che lascia una traccia profonda.

E lo è anche per noi, che abbiamo già sperimentato il fascino di quel luogo e soprattutto della proposta educativa di don Milani, tutta riassunta in quel I care di cui tante volte oggi sentiamo il bisogno. È, infatti, la logica del lasciarsi coinvolgere, del prendersi cura, del farsi carico, che chiama constantemente in gioco la nostra responsabilità di persone inserite in un contesto umano sempre più frammentato». Tra gli otto giovani che stanno svolgendo l’anno di servizio civile in Caritas c’è Mihaela, venti anni, entrata – potremmo dire, usando un termine paliesco – «di rincorsa» nel mese di febbraio. «All’inizio – racconta – avevo visto questa esperienza come una opportunità per stare a contatto col mondo del “sociali”; poi, frequentando gli ambienti della Caritas, mi sono resa conto che qui la realtà di entra dentro, più che avvicinarti tu alle varie forme di povertà e disagio. In questi mesi – prosegue la giovane – l’esperienza che mi ha toccata e coinvolta di più è stata l’uscita di tre giorni ad Assisi, che ci è stata offerta come opportunità di crescita dalla Caritas diocesana. Quel che mi ha coinvolta è stato soprattutto il motivo di quell’uscita: visitare i luoghi di san Francesco mi ha aiutata a capire che ero cieca, ma che ora vedo; ero sorda e ora posso sentire».

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