Immigrati: sono sempre di più una presenza stabile in Toscana

Quasi 49 mila nel 1994, 175 mila dieci anno dopo e 395 mila nel 2014. Negli ultimi dieci anni gli stranieri residenti sul territorio regionale sono più che raddoppiati, negli ultimi venti addirittura aumentati di ben sette volte.
È così che i migranti sono diventati una componente strutturale della società toscana, attestata soprattutto dall’incidenza sulla popolazione residente: ogni cento cittadini iscritti nelle anagrafi dei comuni della Toscana, infatti, dieci sono immigrati, un’incidenza elevata e ampiamente superiore anche a quella media nazionale che, nel 2014, si è fermata all’8%. La conferma arriva anche dai dati regionali contenuti nel Rapporto Immigrazione 2016 di Caritas e Migrantes, presentato pubblicamente a Roma il 5 luglio scorso.

Il radicamento sul territorio. La tendenza trova conferma anche in tre indicatori significativi quantomeno di una propensione al radicamento stabile da parte delle comunità straniere e documentati nel «Profilo sociale 2015» presentato dalla regione nell’aprile scorso e di cui dà conto anche il rapporto. In primo luogo le famiglie con almeno un componente straniero: nel 2011 (ultimo dato disponibile) erano 145 mila, il 9,2% di tutti i nuclei familiari, quota superiore di due punti percentuali alla media nazionale (7,4%). Poi i matrimoni misti: nel 2014 sono stati 2.100 pari a quasi un quinto (18,5%) di tutti quelli celebrati. Infine, i nuovi iscritti in anagrafe per nascita: quattro mila nel 2004, corrispondenti al 13% del totale di tale tipologia d’iscrizione. Dieci anni dopo erano sei mila, corrispondenti ad un quinto di tutte le registrazioni anagrafiche dei nuovi nati fatte nel 2014. Tutti fenomeni che raccontano, non solo di come i migranti siano diventati una componente molto importante della società toscana, ma anche del fatto che siano destinati ad esserlo in misura crescente dato che la tendenza è quella di una progressiva stabilizzazione dei cittadini arrivati dall’estero. Le conseguenze della crisi.

Eppure la crisi si è fatta sentire. Anche in Toscana e in modo particolare sui migranti modificando anche alcune caratteristiche socio-demografiche di questa popolazione. Sempre il «Profilo sociale» della Regione ha evidenziato i cambiamenti più significativi: aumento dell’età media e dell’incidenza della componente femminile, diminuzione dei permessi di soggiorno di breve periodo, maggiormente legati al lavoro, e aumento di quelli di lungo periodo; crescita, fra i motivi di soggiorno, di quelli per famiglia, passati dal 30% al 38% nell’arco di tempo compreso fra il 2008 e il 2013. L’occupazione. Complessivamente gli immigrati «toscani» in età da lavoro (15 anni e oltre) a giugno 2015 erano 326.412, pari al 10% di tutti i lavoratori toscani: il 60,5% di essi risultava occupato (contro il 46,8% degli italiani e l’11,4% in cerca di lavoro (contro il 3,7%). Rispetto agli occupati italiani, l’incidenza della manodopera straniera è particolarmente marcata nell’agricoltura (8,9% contro 2,7%) e nelle costruzioni (12,3% contro 6%).

Tanti, e in crescita, i titolari d’imprese nati in un paese extracomunitario: in tutto alla fine del 2014 sono stati 33.592, il 3,6% in più rispetto all’anno precedente. Gli alunni stranieri. Il vero e proprio laboratorio della Toscana del futuro, però, rimangono le aule scolastiche. Nel 2014/2015 gli alunni stranieri che hanno frequentato le scuole della regione sono stati 65.917, il 2,4% in più rispetto all’anno precedente. 37.177, invece, gli studenti che sono stranieri, in quanto figli di cittadini non italiani, ma che sono nati e cresciuti in Italia: si tratta del 56,4% degli alunni iscritti nelle scuole della regione, una percentuale che sale all’85,1% nelle scuole dell’infanzia e al 71% alle elementari e scende al 52,7% e al 21%, rispettivamente, alle medie e alle superiori.

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