Intervista a don Enzo Capitani

Parla don Enzo Capitani, direttore della Caritas Diocesana. «A Grosseto – dice – assisto a una frammentazione del tessuto sociale in cui stanno crescendo quei sentimenti che appartengono all’emotività e alla superficialità immediata e che danno origine o sfogo alla rabbia o all’indifferenza più completa. Sentimenti che mi fanno dire: io penso a me, gli altri pace». Sentimenti più diffusi ora che in passato. Forse oggi «si assiste a un bisogno più impellente perché le persone – dice don Enzo – non sono più solo quelle del mio quartiere, del mio paese e del mio condominio. Oggi viviamo in un’umanità che è diffusa su tutto mondo, per cui non esiste più la piccola comunità che può pensare a se stessa. Oggi esiste il mondo che va coniugato nelle singole parti. Ed è in questa coniugazione del mondo e dell’umanità che noi ci troviamo fuori linea perché ci lasciamo prendere dalla rabbia e dall’egoismo, che sono i nostri interessi personali che non ci portano a incontrare l’altro». La situazione sul fronte Caritas continua a essere drammatica, è un trend che si mantiene in linea rispetto al 2016. Con numeri alti che non calano. «Quello che cresce ancora di più sono le persone che non hanno la forza e la capacità di uscire dalla loro situazione degradata: famiglie che non riescono a pagare il condominio, che non hanno lavoro e possibilità di mantenersi. Sono le nuove povertà che hanno bisogno di percorsi significativi di accompagnamento per uscire dal tunnel». In questo, un ruolo significativo può essere dato dal volontariato. Che – dice don Enzo – non significa solo offrire un certo servizio, ma è un concetto che ha bisogno di essere recuperato come stile di vita fatto di condivisione, disponibilità e presa in carico di una situazione. Il volontario è colui che vive fino in fondo l’umanità. Siamo ancora lontani da questo concetto». Fonte Il Tirreno 27.07.2017

Facebooktwittergoogle_plus