La R.D. del Congo e la provincia di Maniema

Nel corso degli scorsi decenni la popolazione della Repubblica Democratica del Congo ha costantemente subito terribili violenze e soprusi. A causa delle incommensurabili ricchezze minerarie, forestali e agricole il paese è stato sfruttato sino ad oggi, ma nessun beneficio è ricaduto sulla massa dei 55 milioni di cittadini congolesi, vittime dell’avarizia di pochi potenti: i coloni belgi sino agli anni ’60, i dittatori Mobutu Sese Seko per il trentennio 1965-1997, Laurent Desirée Kabila ed i suoi alleati od oppositori internazionali quali il Rwanda, l’Uganda, il Burundi, l’Angola e lo Zimbabwe, dalle “guerre di liberazione” del ’96 e’98 sino al 2001 (successivamente al voltafaccia politico-militare gli stati limitrofi della Regione dei Grandi Laghi hanno a lungo occupato militarmente ed economicamente le regioni nord-orientali del Paese, tutt’oggi teatro di guerriglie).

La composizione di uno scenario politico militare è apparsa spesso complessa e confusa, perché nel corso del tempo vari gruppi di ribelli si sono divisi al loro interno ed hanno dato vita a numerosi altri movimenti armati (per esempio i Mai-Mai, gruppi di auto-difesa popolare e vari gruppi dissidenti capeggiati da comandanti e generali anarchici) che, a macchia di leopardo, hanno controllato il territorio al solo scopo di depredarne le immense miniere d’oro, diamanti, koltan, cassaterite.

La presenza nell’ultimo decennio dei Caschi Blu e le forti pressioni internazionali, soprattutto dei paesi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, hanno favorito una relativa calma nella RDC. Dopo l’uccisione dell’ultimo dittatore nel 2001, la presa del potere da parte del figlio Joseph Désirée Kabila non faceva certo sperare in un cambiamento, ma contrariamente allo scetticismo e alla delusione iniziale, egli finalmente avviò l’importantissimo Dialogo intercongolese, che ha portato all’ “Accordo di pace globale ed inclusivo” (12/2002), ad un Governo di transizione di unità nazionale (7/2003) ed infine alle elezioni del 30 luglio 2006, praticamente le prime elezioni democratiche del paese (se non si considerano quelle vinte da Lumumba nel 1960, alla vigilia dell’indipendenza dal Belgio, “un germoglio di democrazia, brutalmente reciso ancor prima di sbocciare”).

Le vittime di questa situazione conflittuale sono state molto numerose, soprattutto tra la popolazione civile: secondo OCHA, l’Ufficio di Coordinamento Umanitario delle Nazioni Unite, le guerre in Congo “hanno costituito una delle più gravi crisi del mondo dell’ultimo decennio, nelle quali sono state gravemente coinvolte 16 milioni di persone, sono stati forzatamente arruolati oltre 28.000 bambini-soldato, sono morti 4 milioni di civili (tra cui 750.000 bambini). I numerosi scontri tra i belligeranti hanno avuto tragici effetti: morte di numerosi capifamiglia (che hanno lasciato bambini orfani), spostamento massiccio della popolazione, attività produttive saccheggiate e distrutte.

 

  • La Provincia del MANIEMA, che coincide orientativamente alla Diocesi di KINDU (con circa 82.000 Km2), è stata una delle regioni epicentro del conflitto. Gli innumerevoli casi di violazione massiccia e su vasta scala dei Diritti dell’Uomo e del Diritto Internazionale Umanitario, applicabile in tempo di guerra (massacro della popolazione civile innocente e non direttamente implicata in fatti bellici; stupri di ragazze e donne, occupazione di terre da parte di Internal Displaced People) hanno portato oggi a gravi problemi di disgregazione famigliare e civile. Gli attacchi ai villaggi, con l’applicazione di incendi alle abitazioni civili o ai campi coltivati, per sospetti di collaborazione con il campo avverso, hanno provocato spostamenti di profughi in particolare verso le città capoluogo di provincia, come Kindu. Ancor oggi l’83% della popolazione continua a vivere nelle campagne e a praticare tradizionalmente di un’economia rurale di sussistenza, dove stridente è il contrasto tra la potenzialità dello sviluppo, grazie ampie distese di suoli fertilissimi, e la presenza di insediamenti umani in villaggi primitivi costituiti da sole capanne fatte per lo più di bambù o mattoni d’argilla cotti al sole. Moltissime delle infrastrutture e delle strutture di riferimento in ambito rurale (strade, ponti e ponticelli, pozzi, piccoli ospedali, Centri e Posti di Salute, Dispensari, scuole primarie e secondarie, … ) sono state ripetutamente saccheggiate e distrutte, con conseguente innalzamento dei tassi di malnutrizione, epidemie e mortalità, analfabetismo e scarsa preparazione professionale in ciascun campo, l’impoverimento della popolazione per una stagnante economia circa le produzioni agricole e la commercializzazione dei prodotti, basata ancora sullo scambio di beni. In tutta la Provincia del Maniema gli interventi delle ONG e delle agenzie umanitarie sono ancora scarsi.
Facebooktwittergoogle_plus