L’economia? È… un affare per poveri

Quello che iniziamo è un percorso. Si fa insieme e la riuscita dipende da come lo si fa. Mettiamoci, allora, in cammino proprio come i primi cristiani, che venivano chiamati “quelli della via” perché camminavano dietro agli apostoli». È così che Luigino Bruni ha inaugurato, sabato 16 aprile, la scuola «Economia e Comunità» promossa dalla Caritas diocesana in collaborazione col Polo Lionello Bonfanti di Loppiano. Un percorso che si inserisce appieno nell’Anno Santo della Misericordia e che affianca quello, proposto sempre da Caritas e partito a marzo, dedicato più specificamente alla giustizia. «L’idea di fondo che ci ha mossi – ha ribadito il direttore di Caritas, don Enzo Capitani, aprendo i lavori della scuola nell’auditorium della Banca della Maremma, a Grosseto – è che se c’è povertà è perché da qualche parte sussistono e persistono forme di ingiustizia. Ci siamo detti, allora, che in questo Anno giubilare della misericordia, occorreva offrire degli spazi di riflessione e di approfondimento sia sul tema della giustizia nelle sue molteplici accezioni, sia sul tema dell’economia, per formarci sempre di più ad una coscienza civica che ci aiuti a tradurre in scelte evangeliche ciò che intuiamo come vero». La scuola ha messo insieme 33 iscritti, provenienti da vari ambiti della vita sociale (cooperative, mondo del volontariato, professionisti, operatori pastorali); nelle intenzioni dovranno essere un «lievito» per far fermentare la «pasta» delle buone idee, in un tempo in cui l’economia ci riguarda sempre di più, non è solo tema da addetti ai lavori ed, anzi, spesso diventa il banco di prova per verificare se il nostro approccio alla realtà è quello di cittadini o di sudditi. Ed è stato illuminante il modo in cui Luigino Bruni, economista alla Lumsa, saggista, editorialista di Avvenire e tra i più importanti teorizzatori della economia civile e di comunione, ha definito il concetto stesso di economia e comunità. «L’economia – ha detto – nasce con l’uomo e non è affare dei ricchi. Anzi: essa è più interessata alla povertà che alla ricchezza, perchè nasce come risposta alla scarsità di risorse rispetto ai bisogni. L’economia è imparare a vivere in un mondo scarso. Ecco perché è importante che una comunità cristiana si interroghi sull’economia: perché ha a che fare con la povertà, è associata all’indigenza e se una comunità cristiana perde il rapporto con la povertà e coi poveri non è più cristiana. Quando si abbracciano corpi senza ferite il cristianesimo non c’è più. L’economia, invece, ci ricorda che la povertà è una dimensione esistenziale e antropologica – ha aggiunto Bruni – : siamo tutti mendicanti». Altrettanto significativa la definizione offerta sulla parola comunità intesa come munus, cioè dono e al contempo obbligo reciproco. «La comunità – ha spiegato Bruni – è questo intreccio di doni e obblighi reciproci». Guai, dunque, a parlare della comunità in modo «romantico», perché «è parola molto seria» come seria, anzi perfino «tragica» è l’idea del dono. Il professore, che della scuola diocesana è direttore scientifico ha poi illustrato ciascuno dei singoli moduli (complessivamente cinque, di cui uno residenziale di due giorni a Loppiano, il 1 e il 2 luglio prossimi) in cui si articolerà il percorso. Si parlerà di felicità e delle relazioni come beni con una loro soggettività; si approfondirà il rapporto tra famiglia, gratuità e festa; quello tra impresa, innovazione e creatività e, infine, della responsabilità sociale dei cittadini, delle banche e delle imprese. Il senso di questo impegnativo percorso lo ha ribadito il vescovo Rodolfo nel suo intervento: risiede nel valore stesso del Giubileo, storicamente un tempo in cui l’uomo prova a ristabilire quell’ordine con cui Dio ha pensato il mondo, individuando strade nuove – e la storia dimostra la fantasia della carità cristiana – per ridurre il peso delle ingiustizie e restituire in dignità.

(aut. Giacomo d’Onofrio)

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