«Lorenzo ci dona compassione, misericordia e condivisione»

Compassione, misericordia, condivisione. Sono questi i doni che ci arrivano dalla storia umana e di fede del diacono e martire Lorenzo. A sottolinearlo è il direttore di Caritas, don Enzo Capitani, impegnato assieme al suo vice, Luca Grandi e agli altri collaboratori, a definire l’organizzazione operativa della «Raccolta di san Lorenzo», in programma quest’anno sabato 6 agosto. Ma prima di arrivare a riflettere sul valore di questo gesto di concreta carità, don Capitani traccia le radici che lo sorreggono.

Don Enzo, l’occasione delle feste di san Lorenzo consentono alla nostra Chiesa e alla Città di di non «distrarsi» troppo rispetto all’attenzione ai poveri.
«In effetti possiamo dirci davvero benedetti nell’avere Lorenzo come patrono. Questo santo e servitore della fede ci costringe a riflettere sul nostro vissuto, prima di tutto come uomini, poi come credenti in Cristo».
Cosa insegna san Lorenzo alla nostra umanità?
«Direi che la prima sollecitazione che ci offre è quella di essere consapevoli di sentirsi pellegrini di questo tempo. La caratteristica dei pellegrini è scoprire che gli altri sono nostri compagni di viaggio, non nemici o competitor. Gli altri sono persone che si riconoscono nell’appartenenza ad una medesima umanità, che si realizza nel camminare insieme».
Tu parli di Lorenzo come di «servitore della fede», non solo come credente. Che vuol dire?
«Vuol dire che san Lorenzo ci interroga come fedeli di una Chiesa, che deve tener presenti i propri limiti e le proprie periferie. Collocare al centro delle nostre feste patronali il povero significa sentire nella nostra pelle tutto il valore dell’Incarnazione di Dio, servo umiliato e sofferente, come profetizza Isaia. E questo ci offre il dono di vivere l’incarnazione fino in fondo. Non solo nella natività di Dio, ma anche nella sua passione e morte. Non solo nella dimensione della tenerezza e dell’intimità con cui la Trinità si incontra con l’uomo, ma anche nella dimensione pasquale del servo di Jhavè che dona tutto se stesso, fino alla vita, per lasciarci l’amore, che è dono».
Quali conseguenze per noi?
«Direi conseguenze molto pratiche. La prima è la compassione, che è soffrire- con, partecipare al cammino dei nostri compagni di viaggio, facendoci carico dei loro pesi».
La compassione cosa può originare?
«Direi che deve saper originare la misericordia, ovvero la capacità di lasciarci travolgere dal traboccare dell’amore, che per sua natura è eternità. Insieme, compassione e misericordia danno origine alla condivisione, perchè ciò che possiedo, che serve a me come come elemento vitale, sappia moltiplicarlo dividendolo con gli altri. L’amore, infatti, non si divide, perchè la divisione comporta diminuzione. No, l’amore è moltiplicazione, perchè più si condivide più è capace di crescere. Questa è la vera solidarietà che può arrivare fino al dono della vita. Come san Lorenzo».
Questa importante riflessione si traduce nel gesto della «Raccolta di san Lorenzo».
«Proprio così. Da tre anni il vescovo Rodolfo propone questo gesto di condivisione materiale per raccogliere alimenti in favore di tanti nostri compagni di viaggio che non hanno di che sfamarsi. È un’opportunità per chi dona, per questo facciamo appello a tutti a venire il 6 agosto nei supermercati aderenti e fare la spesa anche per chi non può».

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