Oltre 50 ragazzi alla selezione per il servizio civile in Caritas

Per la prima volta c’erano anche alcuni giovani migranti ospiti dei centri di accoglienza sparsi sul territorio, fra la cinquantina di candidati ad uno degli otto posti che la Caritas diocesana mette a disposizione per otto mesi di servizio civile regionale.

È stata senza dubbio questa la principale novità della selezione che si è tenuta il 3 febbraio nei locali del centro «Frassati» a Grosseto, dove i candidati hanno sostenuto il colloquio attitudinale con gli operatori di Caritas, fra cui una giovane che nel recente passato si è avvicinata alla Caritas proprio grazie all’esperienza di servizio civile.

Dovranno aspettare il 20 febbraio, i giovani che hanno sostenuto il colloquio, per sapere i nomi di coloro che saranno stati selezionati per vivere otto mesi a diretto contatto con le più diverse forme di povertà e disagio. Finite, infatti, le selezioni in tutte le Caritas della Toscana, saranno resi noti gli esiti in contemporanea, attraverso i siti internet delle stesse Caritas. A Grosseto il rapporto fra domande – 55 – e posti disponibili – 8 – anche stavolta è stato tra i più significativi della regione, segno che da un lato Caritas è una realtà affidabile per un giovane che voglia vivere un’esperienza formativa in grado di incidere davvero, ma anche segno del fatto che sul nostro territorio c’è «fame» di lavoro e anche un’esperienza di otto mesi nei quali i giovani percepiranno 433,80 euro mensili fa gola.
Irene Abbate è una dei ragazzi che hanno tentato la carta del servizio civile. diciannove anni, il diploma all’Istituto commerciale ottenuto a luglio, ora è impegnata a prendere la patente dell’auto. «Ho fatto domanda in Caritas – racconta mentre aspetta di sostenere il colloquio – perché desidero provare un’esperienza di contatto con persone in difficoltà e Caritas è la realtà che più di tutte è in grado di farti fare questa esperienza.
A me piace molto ascoltare, ma anche giocare coi bambini – continua Irene – e spero di potermi mettere in gioco in questa esperienza».
Guardando i volti dei ragazzi ordinatamente assiepati nel salone del centro «Frassati» ci si accorge subito che la maggior parte di loro superano i 25 anni. Si tratta di giovani per lo più con un buon titolo di studio in tasca, che però ancora non hanno trovato sbocchi professionali, per la penuria di offerta che si registra in provincia di Grosseto.
Ma è altrettanto facile accorgersi che una buona fetta di coloro che hanno fatto domanda in Caritas provengono dalle fila dell’associazionismo cattolico.

È il caso di Niccolò Maffei e Chiara Ciacci, giovani con esperienze diverse, ma accumunati tutti da un’esperienza ecclesiale forte.
«Ho scelto Caritas – conferma Niccolò, 22 anni – perché sento il bisogno di un’esperienza che porti a maturazione il mio cammino di servizio sperimentato nella Gifra».
Analoghe le motivazioni di Chiara, 22 anni, una laurea in Infermieristica, impegnata ora in un master in infermieristica in area pediatrica. Il suo percorso nell’Azione Cattolica l’ha portata naturalmente a puntare su Caritas: «Mi piacerebbe davvero tanto – confida – misurarmi con questa realtà e fare esperienza di servizio, soprattutto coi bambini, ma anche al centro di ascolto». Vengono da Follonica, invece Arianna Ricciuti e Benedetta Naldi. La prima fa già la volontaria alla mensa interparrocchiale della città del Golfo, dove già alcuni familiari svolgono il loro servizio. La seconda, 23 anni, ha già un’esperienza di volontariato con i disabili e in tasca un diploma in scienze sociali. Storie diverse, ma comune bisogno: dare gambe a un futuro che abbia sostanza buona.

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