Ora un pasto caldo non basta più, serve una rete di accoglienza

Fin da quando sono diventato il pastore di questa diocesi, di questa città, ho sentito come una delle priorità del mio apostolato quella di occuparmi dei bisognosi, in modo che i senza fissa dimora potessero trovare accoglienza. Nonostante l’impegno, gli sforzi compiuti, il sogno di realizzare in via Cimabue un centro di accoglienza, anche diurno, è ancora lontano da realizzarsi. Ma questa rete di luoghi e relazioni che presentiamo oggi, vogliono essere una prima testimonianza di come l’azione coordinata della Chiesa, degli enti locali e dei soggetti privati possa portare a risultati importanti. La Chiesa ha nella Caritas il proprio braccio operativo, non solo come interventi di carità, ma anche come animazione nella carità, nel senso di non limitarsi al solo gesto caritatevole, per quanto importante, ma svolgendo un lavoro attento, di studio e riflessione, per comprendere quali siano le nuove emergenze.

E le nuove emergenze ci dicono chiaramente che l’assicurare un pasto caldo, al giorno d’oggi, non basta più. Ci sono donne sole con bambini, famiglie di passaggio, o persone che pur lavorando non riescono più a sbarcare il lunario a fine mese. Per queste povertà emergenti c’è bisogno di nuovi interventi, di nuove risposte. E la struttura che sorgerà in via Emilia, grazie alla disponibilità della Coop che ha messo a disposizione tre monolocali, al Comune, e alle Querce di Mamre, che gestiranno l’attività, è una risposta a questi nuovi bisogni. Una prima risposta a cui seguiranno altre, come seguiranno altri bisogni, perché i poveri li avremo sempre con noi.

S.E. Mons. Franco Agostinelli Vescovo di Grosseto

 

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