Otto giovani per otto mesi volontari a contatto con le povertà: il racconto della loro esperienza in Caritas

Niccolò, Ana Maria, Riccardo, Marcela Isabel, Alessandro, Valentina, Matteo, Francesca. Sono i nomi degli 8 giovani che da poco più di due mesi hanno iniziato il servizio civile alla Caritas, selezionati con il progetto regionale Giovanisì. Otto mesi a contatto diretto con diversificate forme di povertà e con la Chiesa che si fa prossima e che, sul territorio, resta una delle poche «sentinelle» capaci di intercettare il bisogno. I ragazzi, ben affiatati, nei giorni scorsi hanno vissuto una giornata di formazione e riflessione al centro «Frassati», guidati dal vice direttore di Caritas Luca Grandi, a sua volta passato, ormai molti anni fa, dal percorso dell’obiezione di coscienza. L’incontro è stato l’occasione anche per raccontarsi questi 2 mesi di servizio, che li ha visti impegnati alla mensa, al guardaroba, all’Emporio e con i minori dell’Istituto santa Elisabetta. «È un’esperienza forte e non sempre facile – dice Alessandro Baraldi, 24 anni – ma che mi sta arricchendo, al punto che, finiti questi 8 mesi, sto seriamente pensando di continuare come volontario». Ognuno ruota nei vari servizi e naturalmente ha quello in cui riesce a sentirsi a suo agio e quello che più lo mette in crisi. «A me – racconta Francesca Sposito – piacciono molto i servizi in cui è più

forte la relazione con gli ospiti. Sono incuriosita dalle loro storie». In questo periodo Francesca, con le «colleghe» Marcela e Ana Maria stanno accompagnando i bambini del sant’Elisabetta al mare. E proprio nell’Istituto hanno conosciuto una ragazzina di 16 anni arrivata a Grosseto dopo un viaggio su uno dei tanti barconi della speranza. «È una storia – dicono – che ci ha profondamente colpite. Lei sente molto la mancanza della famiglia, ha difficoltà con la lingua e noi cerchiamo di regalarle la nostra amicizia. Siamo sicure che il nostro rapporto continuerà al di là e dopo il servizio civile». Anche il servizio all’Emporio è uno di quegli ambiti in cui i giovani si esprimono con grande capacità: è così per Riccardo Lunghi, che subito aggiunge: «In ogni modo è importante fare per gli altri. Quello è ciò che ci soddisfa di più». Così anche Matteo Lucatelli: «Abbiamo percorso un piccolo tratto di strada, ma è già davvero un’esperienza forte». Certo, non sono tutte rose e fiori. Il rapporto con gli ospiti di Caritas non è sempre facile.

Lo racconta Valentina Biagiotti, che ricorda il suo «battesimo di fuoco» con Caritas: «La prima settimana che ho iniziato mi sono trovata subito nel mezzo di un litigio tra ospiti per chi era primo nella fila… Mi è preso il panico, poi ho capito che anche queste sono forme di povertà che dobbiamo saper accogliere e affrontare». Capita che ci si affezioni e anche questo può diventare un problema: «Il coinvolgimento emotivo – chiosa Marcela – è inevitabile, ma è anche utile un certo distacco perché tante storie ti prendono davvero». «Il difficile – le fa eco Francesca – è trovare il giusto equilibrio tra la bontà e le regole, che devono esserci».

Le relazioni restano il fattore più bello di questa esperienza: «A me – racconta Niccolò Maffei – piace molto il servizio al guardaroba, perché nel cercare un paio di pantaloni o una maglia hai modo di accogliere l’altro nella sua storia e in ciò che ti racconta».

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