Rudy, il clochard belga dagli occhi trasparenti

Ha la barba candida che gli circonda il volto, Rudy, e due occhi color del cielo, che paiono quasi una pietra trasparente. Da oltre vent’anni è in Italia, ma la «r moscia» tradisce le sue origini francofone. Rudy, infatti, è nato in Belgio ed ha l’aria romantica di un simpatico bohemien, che ha scelto la strada come vita libera o – come dice lui – per «girare a vuoto». Prima di tutto, però, Rudy è una persona anche se di se stesso e di coloro che, come lui, si trovano – per scelta o per sorte – a vivere avendo per tetto solo le stelle, dice che «…siamo specialisti ad ingoiare rospi… Siamo invisibili». Già, invisibili, seppure spesso camminano accanto a noi, incontriamo negli stessi marciapiedi su cui camminiamo per andare a lavoro, accompagnare i figli a scuola o per recarci in chiesa. Rudy è un amico della Caritas, più che un utente. Usufruisce, sì, dei suoi servizi (la mensa, il guardaroba), ma soprattutto è uno di quelli che ha instaurato con diversi operatori e volontari un rapporto di simpatia, una relazione sincera, in alcuni casi un’amicizia. Tanto che, qualche anno fa, alcuni giovani volontari di Caritas si sono recati nella sua «casa», un capanno lungo l’argine dell’Ombrone, dove Rudy vive assieme ad altri compagni di strada, e hanno pranzato insieme. Questo per dire che l’accoglienza ha prima di tutto bisogno di cuori disponibili all’incontro, ovunque esso avvenga. 62 anni, da 21 in Italia, un passato con varie esperienze lavorative nel suo Paese e, in gioventù, anche un principio di studi universitari, tifosissimo dell’Inter, lettore vorace («Ero fanatico della Fallaci – dice con la sua risata contagiosa e quasi appagante – e vent’anni dopo dico: aveva straragione!»), Rudy si è prestato a raccontarsi, perchè il volto della misericordia, che a partire dall’8 dicembre la Chiesa celebrerà in maniera solenne attraverso il Giubileo indetto da papa Francesco, ha il volto – sì – di coloro che quotidianamente si spendono per gli altri, ma ha anche i tratti di coloro che vivono ai margini di quella che, un po’ troppo banalmente definiamo «vita normale» o ordinaria. Rudy non recrimina, non ce l’ha col mondo o con la società.

Rudy è consapevole della sua scelta di vita, degli errori che può aver compiuto, della persona che è, dei talenti e delle debolezze che convivono in lui. È quella che si dice una bella persona. «Non mi sento emarginato – racconta – ma purtroppo la gran parte di noi sì. Anche chi si mette a nostra disposizione cosa pensa davvero di noi?» Già, cosa pensiamo davvero? Il Papa più volte ha invitato i cristiani a guardare negli occhi il povero quando gli fanno l’elemosina, a sfiorargli la mano, a cercare un contatto che esprima calore, umanità; il più delle volte però accade l’inverso. C’è fastidio, indifferenza, diffidenza, ma – è quasi un grido liberatorio quello che ci offre Rudy – «Anch’io sono una persona! A volte l’atteggiamento che trovo nella gente è davvero triste…. Io sono solito mettermi fuori dal palazzo delle Poste centrali o dalla Cattedrale, passano le persone, le saluti, ma il più delle volte non rispondono…. Non ti vedono…. Com’è possibile? Nessuno è obbligato a darmi una moneta, ma uno sguardo cosa costa? Papa Francesco? Mi piace tanto, ma mi chiedo: chi lo ascolta davvero quando parla dei poveri?». Poi l’episodio che quasi commuove: «Sai cosa mi è accaduto qualche giorno fa? Ero fuori dal duomo a chiedere l’elemosina, è passata una famiglia in piazza, la bambina si è staccata dai genitori, ha salito le scalito e timidamente mi ha gettato un euro. Ho ringraziato, la bambina è tornata dai suoi genitori… Mi hanno guardato, ci siamo guardati… È stato bello!» Bello perchè qualcuno ha riconosciuto in Rudy l’uomo che è, con la stessa dignità di ogni persona creata e amata da Dio.

Purtroppo non accade spesso: «A volte vedo gente uscire dalla Messa dopo aver sentito parlare di carità e neppure di guarda…». Rudy è un monito, è una sentinella che ci mette continuamente in guarda da quelle incoerenze che abitano in noi. «Con le persone tante volte ci incrociamo, ma non ci incontriamo… – commenta con un po’ di amarezza – Ognuno è nel suo guscio, mentre basterebbe poco, un po’ di dialogo, ma il discorso è vecchio?». Se gli chiedi cos’è la libertà, Rudy ti disarma: «Libertà è poter non venire tutti i giorni in Caritas, perchè anche la Caritas è una sicurezza, un punto di riferimento per non sentirti un bisognoso, ma comunque lega “noi” a “voi”».

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