Spreco alimentare, il paradosso dell’abbondanza

«La sobrietà non si oppone allo sviluppo, anzi, è ormai evidente che è diventata una sua condizione» (Papa Francesco, 12 giugno 2015). Nell’anno dell’Expo, la manifestazione che celebra il cibo e l’alimentazione nel mondo, occorre fare una riflessione seria «sull’accesso al cibo necessario che deve essere un diritto di tutti». Nel corso della giornata dedicata alle Idee di Expo, che si è tenuta qualche mese fa a Milano, negli spazi dell’Hangar Bicocca, Papa Francesco ha rivolto al pubblico un videomessaggio in cui ha denunciato lo spreco, il consumo eccessivo e la iniquità diffusa nel mondo. Il Papa ha ricordato che «la prima preoccupazione deve essere la persona, quanti mancano del cibo quotidiano e hanno smesso di pensare alla vita, ai rapporti familiari e sociali, e lottano solo per la sopravvivenza». Ha poi citato San Giovanni Paolo II che condannò il «paradosso dell’abbondanza» secondo il quale «c’è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare, mentre lo spreco, lo scarto, il consumo eccessivo e l’uso di alimenti per altri fini sono davanti ai nostri occhi».
É sufficiente pensare che i dati FAO (Food and Agriculture Organization) parlano di 1,6 miliardi di tonnellate di cibo commestibile sprecate ogni anno, circa il 30% dell’intera produzione mondiale viene gettato, mentre l’80% potrebbe ancora essere recuperato e consumato. Sono cifre spaventose, che dicono chiaramente come il primo campo da arare in un mondo in cui 800 milioni di persone convivono ancora con la malnutrizione sia proprio questo: rendendo efficiente la catena produttiva e distributiva, trovando modi di redistribuzione efficaci del cibo vicino alla scadenza ma soprattutto educando i consumatori a ridare valore a ciò che mettiamo nei nostri frigoriferi e che spesso da lì finisce nella spazzatura. Di pari passo dovrebbe poi andare un ripensamento del sistema produttivo, che fa sì che solo in Italia si lascino nei campi 1,4 milioni di tonnellate di prodotti ogni anno, spesso perché non è conveniente fare la raccolta. Giunge da oltralpe una notizia importante che fa ben sperare per il futuro. É stato approvato, infatti, dall’Assemblea Nazionale Francese, ovvero la camera bassa del Parlamento, una legge che sostanzialmente istituisce, per i supermercati sopra i 400 metri quadrati, il «reato di spreco alimentare».

Non sarà più possibile per i negozi, infatti, smaltire l’invenduto trasformandolo in rifiuto quando ancora edibile, pratica purtroppo comune a molti rivenditori, specialmente di grosse dimensioni. Pena per chi non rispetta le regola: 400 euro, somma del tutto ragionevole considerando la proposta nella bozza iniziale di 75mila euro e 2 anni di carcere. Nata in seguito ad una petizione da parte di Change.org, la legge è stata presentata dall’ex ministro dell’alimentazione Guillaume Garot. L’iniziativa è interessante per molti motivi, ma soprattutto perché offre una risposta istituzionale a un problema vergognoso che molto fa parlare ma che fino a ieri non sembrava avere la forza di muovere interventi di carattere politico e normativo diretto. Lo spreco è l’aspetto più tangibile di un modo di produrre, distribuire, vendere e consumare il cibo che non funziona.
La proposta del governo francese va applaudita perché, sebbene a far notizia sia stata l’istituzione di pene severe per chi continuasse a gettare l’invenduto (fino a 2 anni di carcere), il vero nocciolo è la realizzazione di programmi di educazione nelle scuole primarie. Insegnare ai bambini, fin dalla tenera età, che il cibo va rispettato al pari del lavoro di chi lo ha prodotto e che sprecarlo reca un danno non solo economico, ma anche e soprattutto in termini di risorse finite che sono state utilizzate per realizzarlo (acqua, suolo fertile, energia) è un passo senza il quale non possiamo pensare a un futuro diverso. Da parte della società civile alcuni sforzi ci sono ma è arrivato il momento di dare una risposta corale a una vergogna che deve essere fermata. Da questo punto di vista ciò che sta accadendo in Francia deve scuoterci tutti dal torpore. Mettere fine allo spreco alimentare si può e si deve. Una proposta di legge di questo tipo presto anche in Italia?

di  Avv. Loredana Luiso – responsabile Sportello Legale Caritas Diocesana Grosseto

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