Status di rifugiato grazie allo sportello legale

Una storia di tenacia e di giustizia; una storia in cui si intrecciano competenza, professionalità e servizio. È quella di Ramazan Culum, cittadino curdo che il prossimo anno compirà cinquant’anni. Originario di Bingol, nella Turchia orientale, pochi giorni si è visto riconoscere l’asilo politico e quindi lo status di rifugiato, con tutti i diritti che scaturiscono dal possesso di un regolare permesso di soggiorno. Una storia durata anni e nella quale a contribuire a scrivere il «lieto fine» è stata la Caritas, attraverso lo sportello di assistenza legale gratuita, attivo già da tempo grazie all’impegno dell’avvocato Loredana Luiso. La storia di Ramazan è assurta anche agli onori della cronaca locale in un momento in cui quello dell’immigrazione sembra essere diventato «il» problema dell’Italia e dell’Europa, di fronte al quale trovare il giusto punto di equilibrio tra opposte tendenze culturali e antropologiche sembra un’impresa da titani. Quella di Ramazan è una storia che merita di essere raccontata. L’uomo è fuggito dal suo Paese, la Turchia, nel 2000 dopo aver trascorso quasi tre anni in carcere con l’accusa di essersi reso colpevole di fatti di violenza durante alcuni scontri con le forze dell’ordine. Fatti di cui si è sempre proclamato non solo innocente, ma vittima. La sua «colpa»? Militare nel partito indipendentista curdo (il Pkk). La difficile situazione personale lo aveva indotto a fuggire verso la Germania, dove è rimasto fino al 2008, quando ha deciso di far nuovamente ritorno a casa. Nel 2012 un nuovo, violento scontro tra l’Esercito e i manifestanti e per Ramazan si prospetta di nuovo la fuga per fuggire al carcere (in quel periodo, infatti, ci furono circa 10mila arresti di curdi), prima ad Istanbul, poi in Italia con in mano un permesso di soggiorno temporaneo per asilo politico. Scaduto il permesso, non gli era stato rinnovato. Così Ramazan decise di fare domanda alla commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. L’uomo venne ascoltato, produsse documenti, ma in prima istanza la sua richiesta venne rigettata, non ritenendo la commissione sussistessero motivi per riconoscergli lo status di rifugiato e neppure la possibilità di chiedere il permesso di soggiorno per motivi umanitari. I suoi racconti delle violenze subite non erano, insomma, bastati. È qui che è entrata in gioco la Caritas col suo sportello legale. L’avvocato Luiso nel 2013 ha presentato ricorso avverso la delibera della commissione territoriale, allegando una copiosa documentazione, fra cui articoli di giornale dell’epoca, che raccontavano violenze subite dalla minoranza curda. Nel frattempo anche il Ministero dell’Interno si era costituito contestando il ricorso. Poche settimane fa l’accoglimento del ricorso e la vittoria per Ramazan, che ha riempito di gioia tutta la Caritas, i cui operatori avevano conosciuto l’uomo anni fa, perchè aveva bussato alla porta di via Alfieri per chiedere aiuto ed era così entrato in contatto anche con lo sportello legale. «Ora – dice l’avvocato Luiso – abbiamo notificato la sentenza alla commissione territoriale, che ha la possibilità di impugnare dinanzi alla Corte d’appello. Tuttavia siamo soddisfatti per l’esito di questa storia, che ha vissuto anni molto difficili». L’uomo, infatti, si è arrangiato alla meglio, in Italia, ma questa sentenza gli dà la possibilità di vedersi riconosciuto un permesso di soggiorno quinquennale, la carta di viaggio per circolare fuori dai confini italiani, l’assistenza sanitaria e la residenza in Italia, oltre che la possibilità di chiedere il ricongiungimento familiare: in Turchia, infatti, Ramazan ha lasciato moglie, genitori e sorella. «Caritas – sottolinea il direttore don Enzo Capitani – è non solo assistenza e distribuzione di viveri, ma cerca anche di essere affianco delle persone nella difesa loro diritti. Con questo intento è nato lo sportello per l’assistenza legale,perchè chi ne ha bisogno possa ricevere consulenza gratuita sui propri diritti per vedere come promuoverli. Nella povertà o nel momento del bisogno non può, infatti, venire meno l’attenzione ai diritti della persona. Anche in questo modo si celebra l’umanesimo nuovo, su cui la Chiesa italiana rifletterà nel prossimo convegno di Firenze».

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