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TRENTENNALE CARITAS GROSSETO….
CONCLUSIONI
Questo è tutto ciò che è stato fatto.
Ma tanto resta da fare.
Se
vogliamo fare un bilancio non possiamo non tener conto dei pericoli in
cui siamo incorsi, come quello di essere erogatori di servizi perdendo
così di vista l'obiettivo primario che è la "funzione prevalentemente
pedagogica". Il compito della Caritas, infatti, è soprattutto quello di
educare la comunità ad essere luogo dove l'amore per i fratelli è
vissuto in maniera profonda.
La
Caritas è apparsa all'esterno più per i suoi interventi che per la sua
funzione pedagogica, sebbene questo secondo ambito dovrebbe essere
quello che la impegna di più ed anche se fin dal suo sorgere la
preoccupazione maggiore è stata quella di essere un segno di una
comunità in continua ricerca, per esprimere il servizio ai fratelli.
E forse
dobbiamo dire che da parte della comunità non c'è stato coinvolgimento,
ma molto spesso solo una delega, mentre è proprio nella comunità
cristiana che la carità di Dio si deve rendere visibile. Questa è
l’unica ragione dell'esistenza della Chiesa e della sua missione nel
modo.
La
Caritas è l'organismo pastorale che dovrebbe aiutare la comunità e
sollecitarla per renderla protagonista di una testimonianza di fede,
offerta in gesti di fraternità e di solidarietà. È questa la "funzione
pedagogica" della Caritas. Essa è chiamata ad annunciare e a portare,
nella propria vita e nel proprio contesto ecclesiale e sociale, l'amore
di Dio e l'amore al prossimo. Ogni battezzato coglie la propria vita
come testimonianza del comandamento dell'amore. Tale consapevolezza va
"tradotta nella vita vissuta con la disponibilità e il servizio, la
prossimità e l'ospitalità, il dono di sè e dei propri beni, l'attenzione
alle necessità del vicino di casa come ai grandi problemi del mondo, la
passione per la pace e la giustizia. La Caritas quindi non ha il compito
di occuparsi direttamente dei poveri, ma di cambiare il cuore della
comunità perché ognuno senta come propri i problemi del territorio e del
mondo" (Da questo vi riconosceranno n. 30).
La sfida
che rimane ancora aperta è quella della costituzione delle Caritas
Parrocchiali, secondo l’invito dei Vescovi italiani fatto all’inizio
degli anni 90 (cf. ETC n. 48).
Non che
nelle Parrocchie non esistano gruppi o associazioni che fanno la carità
e che sono molto bravi per questo
Ma non
ci stanchiamo di dire che la Caritas parrocchiale non è un gruppo
caritativo, ma è un gruppo che lavora su un altro piano, che non va ad
interferire sul lavoro degli altri gruppi, ma è un gruppo che si occupa
della pastorale, insieme al gruppo catechistico e quello liturgico.
Il tempo
in cui stiamo vivendo, in cui soprattutto i poveri sono penalizzati,
chiama la comunità cristiana ad annunciare il Vangelo della carità con
forza e senza paura né indecisioni.
Anche se
collaboriamo con le istituzioni, come nel caso dello "Sportello delle
povertà", non pensiamo certo di essere riusciti ad incidere
significativamente sulle politiche sociali del territorio. Ci pare,
molte volte, di essere "voce che parla nel deserto", senza capire se la
nostra voce è ascoltata o condivisa almeno dalla comunità cristiana.
Però la
strada è aperta e noi continueremo a percorrerla nella speranza che,
anche con tutti i nostri limiti, possiamo contribuire alla realizzazione
del Regno.