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TRENTENNALE CARITAS GROSSETO….
L’obiezione di
coscienza
" La città nuova inizia
dove un bambino impara a costruire, provando a impastare sabbia e sogni
inarrivabili. ..".
Fare una storia dell'obiezione di coscienza, così come
nel corso degli anni è stata vissuta nella Caritas da un consistente
numero di ragazzi, e farla soprattutto in un momento come quello
presente, in cui l'evoluzione normativa ha portato alla sospensione
definitiva del servizio alternativo a quello militare, potrebbe, a prima
vista sembrare una sorta di "epitaffio tombale" per un caro (forse non
per tutti. ..) estinto.
Tuttavia, credo sia possibile intuire, tra le parole della frase con cui
si è aperto, che ora più che mai, rileggere una storia, un'esperienza,
per certi aspetti sicuramente alla conclusione, significhi parimenti
fare memoria della preziosità di vite spese in questa direzione, e
forse, umilmente, riscoprire per ognuno di noi, prescindendo da età,
inclinazione o quant'altro, un messaggio più che mai attuale, che trova
le sue radici direttamente nel cammino cristiano.
Già, è proprio vero, "la città nuova inizia dove un
bambino impara a costruire. .."; e forse quella che è l'esperienza
dell'obiezione di coscienza è davvero proprio come un bambino che ha
iniziato a crescere, lasciandosi educare secondo un cammino che è ben
segnato. Infatti, sono passati ormai decenni da quando il disegno
dell'obiezione di coscienza ha iniziato a infiltrarsi sommessamente, e
sconvolgere forse i sogni, di noi tutti; un disegno, peraltro, iscritto
nel nostro stesso DNA di cristiani, in quanto la storia della Chiesa ci
invita a riflettere fin dal 295 d.C. sulla figura di Massimiliano,
un giovane, un santo che seguendo la coscienza e Colui che lo aveva
chiamato (cfr Acta Maximiliani martiri) rifiuta di prendere le armi
in quanto per un cristiano non è possibile uccidere, ovvero imbracciare
la logica della violenza, di qualsiasi violenza.
Quest'episodio,
per altro affatto isolato già per i tempi coevi di San Massimiliano
martire, così come tanti altri, che nel corso della storia del Popolo di
Dio si sono susseguiti, indica che quella che oggi noi conosciamo come
obiezione di coscienza, quanto noi oggi riconosciamo come un diritto per
ogni cittadino, ha una radice ben profonda, che non si può che scorgere,
per chi porta in sé il sigillo di cristiano, nel Vangelo, nella Buona
Notizia di vita che Gesù stesso ha portato e vissuto nel mondo.
È dalla
logica della croce, se di logica è possibile davvero parlare, e ancora
di più dalla luce della resurrezione che questa esperienza trae tutta la
sua forza; e come Chiesa, come popolo in cammino siamo tutti chiamati a
riscoprire l'attualità e l'estrema concretezza di questo valore, che
sicuramente utilizzerà pure tonalità deboli e non roboanti, e che può
davvero restituire forza e concretezza all’essere, come cristiani,
profeti di pace e di speranza.
Taluni
documenti della Chiesa italiana, abbastanza recenti, contestualizzano
l'obiezione di coscienza e ne danno una collocazione ben precisa
nell'ambito di un progetto educativo per una presenza cristiana nella
città dell'uomo, che sia davvero un rendere ragione della Speranza che
abita in ciascuno dei nostri cuori; in modo particolare, collocano la
stessa nel contesto dell'educazione alla legalità, alla solidarietà e
alla pace.
Leggiamo
in particolare nel documento "Educare alla legalità" (Comm.ne Giustizia
e Pace della CEI, 1991 ), al n.14 come "Un
problema particolare che oggi si pone di fronte ad una cultura della
legalità è quello dell'obiezione di coscienza. ...Occorre affermare
innanzitutto che l'obiezione di coscienza si radica non nell'autonomia
assoluta del soggetto rispetto alla norma e tanto meno nel disprezzo
della legge dello Stato, ma nella coerente fedeltà alla stessa
fondazione morale della legge civile. L'obiezione di coscienza, infatti,
di .fronte ad una legge dello Stato attesta il valore prioritario della
persona e della sua giusta libertà, afferma la necessità che ogni norma
civile sia coerente con il valore morale e richiama a tutti, e in primo
luogo ad ogni cristiano, che bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli
uomini. L'obiezione di coscienza è, dunque, qualcosa di estremamente
serio, avendo il suo fondamento nello stesso modo di pensare l'uomo, la
sua dipendenza da Dio e il suo rapporto con lo Stato e con le sue leggi.
Si collega ad una precisa antropologia personalistica, rifiuta ogni
concezione totalizzante dello Stato, punta decisamente sull'intima
connessione tra legalità e moralità e assume una connotazione morale,
anzi religiosa. In questo senso la forma più alta di obiezione di
coscienza nella tradizione cristiana è stata quella dei martiri, i quali
hanno pagato con la vita la loro fedeltà a Dio in contrasto con la legge
degli uomini”.
E ancora:
"l'obiezione di coscienza... non diminuisce ma rafforza il senso
della legalità: la legge civile non può essere un'imposizione
violentatrice della coscienza, deve essere, invece, uno strumento reale
di crescita umana dei singoli e della società ".
Successivamente, il documento "Educare alla pace", al n.
13 scorge tra le scelte e i gesti di pace che ogni comunità
cristiana è chiamata a compiere, accanto al rifiuto della logica
delle armi e alla nonviolenza, l'obiezione di coscienza al
servizio militare come "scelta che non sottrae alla responsabilità
verso il proprio paese, e che non nasce dalla semplice ripugnanza
per la guerra né dalla volontà di fuggire la complicità e i rimorsi, ma
è profezia di valori e di atteggiamenti non manipolabili dalle leggi
dell'uomo ".
Già, profezia di valori. ..ed in questa direzione, non
senza difficoltà legate, la Chiesa italiana, attraverso alcuni movimenti
ed associazioni e anche soprattutto in modo numericamente consistente
attraverso la Caritas, a metà degli anni '70, colse l'opportunità
offerta dalla nuova e prima legge sull'obiezione di coscienza in Italia
(la legge 772/1972 per la precisione) per inserire migliaia e migliaia
di giovani in un progetto di crescita umana e cristiana.
Non senza
difficoltà si diceva, perché è soprattutto grazie a persone, sia
sacerdoti che laici, che hanno inizialmente pagato di persona e a caro
prezzo la coerenza di questa scelta, che poi scelta non è, quanto
risposta ad una chiamata. L' obiezione di coscienza, così, nel corso
degli anni è diventato un cammino di condivisione e di vita, in cui si
incontravano e crescevano insieme ragazzi provenienti da esperienze di
vita differenti, credenti e non credenti, vicini e meno vicini; insomma,
persone semplici che hanno fatto di questa scelta di servizio un punto
interrogativo, una profezia per la Chiesa e per il mondo intero.
E la
nostra Caritas diocesana ha accolto nel corso degli anni quest'esperienza
anche nel suo seno, avendo tra sé il primo obiettore fin dal 1982, e
contandone fino ad oggi ben 98; il sevizio civile come obiezione di
coscienza ha poi subito un'evoluzione nel 1998, allorché è entrata in
vigore la nuova legislazione attraverso cui da dispensa l'obiezione
è diventata un diritto di ogni cittadino; fino ai giorni
nostri, quelli che appunto stiamo vivendo e che vedono la leva militare,
e conseguentemente il servizio alternativo come obiettore di coscienza
sospeso definitivamente.
C'è da
chiedersi che senso ha oggi, per il nostro paese, che ha scelto tra i
suoi attributi fondamentali quello del "ripudio della guerra" (e
nella Costituzione mai viene utilizzato altro termine così carico non
solo di significato, ma anche di scelta programmatica che non ammette se
e ma. ..), parlare ancora di obiezione di coscienza, di quello che un
importante organo della Repubblica, ha definito come esperienza di
adempimento di un dovere di solidarietà sociale che trascende e
supera lo stesso servizio militare (cfr Corte Costituzionale, sent.
164/1985); c'è da chiedersi soprattutto, come cristiani, che senso ha
parlare di obiezione di coscienza e spendere ancora parole per
un'esperienza che volge al termine.
Se
davvero, attraverso il battesimo, riceviamo il dono, ma anche il compito
di essere profeti, e se davvero, come affermano i documenti della Chiesa
poco sopra ricordati, l'obiezione di coscienza è profezia di valori,
non possiamo che, come cittadini e come cristiani, sentirci
interpellati in prima persona. E sentirci interpellati, soprattutto in
un contesto sociale e mondiale in cui, se da una parte la domanda e la
riflessione su un avvenire, su un futuro che non potrà che indicare
percorsi di pace, giustizia e solidarietà come uniche strade
percorribili crescono in modo esponenziale e rendono progressivamente
tutti responsabili e biblicamente custodi del fratello,
dall'altra sembrano vertiginosamente crescenti anche situazioni di
conflitto, di morte, di violenza.
La
chiamata ad essere operatori di pace non nasce da una scelta o da una
particolare inclinazione personale, ma è scelta, anzi risposta coerente
con lo spirito delle Beatitudini, bene tradotta dalle parole che il
Santo Padre, qualche anno fa, rivolse ai giovani, gridando con forza: "Nel
nuovo secolo, voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e di
distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se
necessario. ..".
Quindi,
dire no alla violenza, alla guerra, alla distruzione, dire no alle
conseguenti logiche, anche quando queste appaiano giustificabili
in ossequio a principi ritenuti superiori o presunti tali, è dire SI
alla vita! Equivale ad essere profeti, rendere ragione della Speranza,
essere sale e luce, fecondare il mondo con la Parola della resurrezione!
E questo è per tutti, proprio tutti, nessuno che si senta
chiamato alla santità può sentirsi esentato !
Molto concretamente poi,
l'esperienza prosegue, parzialmente trasformata in quello che oggi è il
servizio civile volontario, servizio che la Caritas ancora oggi propone
a tutti i giovani come cammino di crescita umana e maturazione su strade
di pace, solidarietà e giustizia.
E quest'esperienza,
può altresì proseguire in scelte profetiche che le comunità cristiane
possono fare nelle strade che la fantasia dello Spirito suscita
sicuramente, attraverso percorsi concreti di servizio, di carità e
ancora di pace.
Solo così
potremmo riempire di senso e di significato quelle parole che invitano
ad essere profeti coraggiosi della Novità del Vangelo e non tristi e
grigi notai di uno status quo che ha bisogno di essere scosso con un
nuovo arcobaleno di alleanza.
Solo
potremo veramente iniziare ad impastare sabbia, vale a dire sporcarsi le
mani nella storia, e insieme coltivare i sogni (cosa ben differente dal
rimanere con la testa tra le nuvole) che da inarrivabili diventeranno
speranza concreta per ogni cuore.
Impariamo, come ebbe a dire don Tonino Bello, a vivere con il cuore
vicino e con i battiti lontano! E sempre sulle parole di questo
infaticabile profeta di pace, un invito che è davvero per tutti:
"Coraggio, allora! Nonostante questa esperienza
frammentata di pace, scommettere su di essa significa scommettere
sull'uomo. Anzi, sull'Uomo nuovo. Su Cristo Gesù: egli è la nostra Pace.
E lui non delude!".
Dal 1982
al 2004. ..il primo e l'ultimo obiettore di coscienza
Angelo
Ciampoli, classe 1958, obiettore ne1 1982, bancario
Che
cosa ti ha condotto a questa scelta? In che cosa sei stato aiutato a
crescere dall'esperienza di obiettore ?
Che cosa ti sei portato appresso per la vita di tutti
i giorni, una volta terminato il servizio civile svolto come obiettore
di coscienza?
Carissimi, il sentirci pur telefonicamente mi riporta indietro di 20
anni, ad un'epoca dove ancora il tema del Sevizio Civile e soprattutto
dell"'OBIEZIONE DI COSCIENZA" non erano visti molto bene, anche in "casa
nostra" , mi riferisco all'ambiente cattolico. Grazie al coraggio di
qualche prete, considerato un po' estremista,e di qualche giovane
che aveva voglia di fare qualcosa di diverso, mi sono impegnato
in questa scelta. Le motivazioni stanno tutte nel Vangelo e nel
desiderio di donare un anno (e più) della mia vita e del mio impegno in
maniera piena, rivolto alle necessità degli altri, soprattutto anziani,
malati e handicappati.
Non sono stato certo un pioniere,
né mi considero un eroe. Ho fatto quello che desideravo fare, senza
attendermi niente. Devo ringraziare in questa mia scelta tanti giovani e
tanti preti, conosciuti tramite la Caritas di Siena, dove studiavo, che
mi hanno aiutato a conoscere prima questa realtà e poi crederci
fortemente. Persone molto più in gamba di me e senz'altro più motivate.
Come si
diceva alle riunioni di quel tempo, uno non smette mai di essere
obiettore e non smette mai di pensare agli altri. Anche se poi la vita
mi ha portato ad allontanarmi da queste organizzazioni, porto sempre nel
mio cuore quella stessa ansia di solidarietà e di ardore per la pace che
mi ha guidato in quegli anni.
La cosa
che voglio dire fortemente è che tutti dobbiamo credere ed impegnarci
costantemente per un mondo più solidale e di non perdere mai la speranza
della pace, con la testimonianza e la preghiera.
Luca
Grandi, classe 1983, obiettore ne1 2004, geometra
Che
cosa ti ha condotto a questa scelta?
Senza
dubbio si tratta di una scelta fatta a livello personale, più che al
servire il sociale, almeno inizialmente; in seguito, quasi come una
naturale evoluzione, mi sono accorto che, oltre che un arricchimento a
livello personale, si è progressivamente sviluppato un senso di
attenzione verso gli altri, in quanto questi due aspetti sono
intimamente collegati.
In che
cosa ti senti cresciuto durante questi mesi di servizio civile
?
Mi sento
cresciuto soprattutto nell'approfondimento dei rapporti interpersonali
con le altre persone, sia i volontari che prestano servizio qui in
Caritas, che soprattutto nei confronti degli ospiti. In modo del tutto
particolare mi sono accorto che mi sento decisamente cresciuto e più
forte anche solo se il mio servizio, ad oggi, è stato di tre mesi e
mezzo.
Una
cosa che sento di dire oggi al "mondo", alla Chiesa, alla luce di questa
esperienza...
Sapere di
essere l'ultimo ad avere questa fortuna di crescita, mi lascia un po'
con l'amaro in bocca per la visione "collettiva" che ho imparato al
Centro di Accoglienza allo stesso tempo ogni fine è un nuovo inizio;quel
che sento di testimoniare è che sono cresciuto e sono diventato un “uomo
migliore”, nel mio piccolo, insieme ad altri novantasette prima di me..