“…Bisogna supplicare Dio che tutte le comunità cristiane
non si accontentino di fare delle cose per i poveri, ma che siano
trasformate dalla presenza dei poveri”
(Jean Vanier)
Non è
facile scrivere la storia della nostra Caritas Diocesana, perché la
storia vera è quella fatta di tanti incontri, di tanti rapporti. E certo
non è possibile descriverli tutti. Cercheremo così di fare un itinerario
all’indietro per raccontare la nostra storia di questi trenta anni.
Nel
1970 il Papa Paolo VI sciolse la POA, perché essa aveva storicamente
esaurito il suo compito.
Occorre
dire che la POA (Pontificia Opera di Assistenza) era stata lo strumento
caritativo del Papa per far giungere alle Diocesi italiane gli aiuti dei
cattolici americani nel periodo della guerra e della ricostruzione.
Successivamente, con decreto del 2 luglio 1971, a firma del cardinale
Poma, la CEI istituì la Caritas Italiana.
Il 12
aprile 1974, con decreto del Vescovo di allora, Mons. Primo Gasparri,
venne istituita la Caritas Diocesana a Grosseto, alla cui guida fu
nominato Mons. Giorgio Gaggioli, che ebbe il delicato e complesso
compito di guidare il passaggio dalla POA – ODA (Opera Diocesana di
Assistenza) alla Caritas.
Per
capire quello che avvenne in quel periodo basta leggere le riflessioni
di Mons. Nervo, fondatore della Caritas Italiana: “Il clima non era
facile. Da una parte la CEI, che aveva obbedito alla volontà di Paolo VI
e aveva istituito la Caritas, era molto cauta e procedeva con i piedi di
piombo. Dall’altra parte le Diocesi erano molto perplesse perché avevano
subito la sospensione dei consistenti aiuti della POA e lo
smantellamento del servizio sociale….”
Quindi
le difficoltà vertevano sia sul piano dei mezzi, sia nel capire quale
compito pastorale era affidato alla Caritas.
D’altra
parte, in quei tempi, si era presa coscienza, come Chiesa del dopo
Concilio, della necessità di una pastorale che vedesse coinvolta tutta
la comunità ecclesiale. Paolo VI, nel primo convegno nazionale del
28.9.72, incontrando i direttori Caritas diede l’interpretazione
autentica della Caritas, che è attuale anche oggi:
“Al di sopra dell’aspetto puramente materiale della
vostra attività, deve emergere la sua prevalente funzione pedagogica”.
Nel 1980, il Vescovo, Mons. Adelmo Tacconi chiama Mons.
Gaggioli ad altro incarico e nomina Padre Fernando Coletta direttore
della Caritas Diocesana.
Padre Fernando, sacerdote vincenziano della Parrocchia
del Sacro Cuore, con l’entusiasmo che lo accompagnerà per tutti gli anni
che sarà alla guida della Caritas, inizia un lavoro di organizzazione
per far crescere la Caritas Diocesana. Si organizzano i primi incontri
con i rappresentanti delle varie Parrocchie, segnalati dai vari Parroci,
per programmare le varie attività, soprattutto per i periodi
dell’Avvento e della Quaresima, con l’obiettivo di coinvolgere,
stimolare e promuovere la comunità ecclesiale. Già da allora c’era la
consapevolezza che la Caritas ha senso se riesce a far riscoprire alla
comunità cristiana la sua identità, che è quella di essere famiglia di
Dio che si lascia trasformare dal Suo amore.
Ci si dota di uno Statuto che poi, man mano, seguendo i
suggerimenti della Caritas Italiana, è stato aggiornato. L’ultimo
statuto risale al 2 marzo 1999, approvato da Mons. Giacomo Babini.
Nel primo verbale di riunione del Consiglio del 9 ottobre
1984 si parla dell’attività della Caritas nell’anno precedente. Ci si
preoccupa già da allora della formazione degli operatori Caritas, della
sensibilizzazione delle Parrocchie alla formazione delle Caritas
Parrocchiali.
Si organizza un Consiglio che negli anni si adegua alle
necessità del momento.
All’inizio fanno parte del Consiglio, oltre il Direttore,
un segretario, un economo, i rappresentanti degli Uffici Pastorali,
responsabili dei vari settori (poveri, handicappati, minori, carcerati,
anziani, stranieri) e alcuni rappresentanti delle Parrocchie cittadine.
Poi, man mano, per rendere più agevole il lavoro, il
Consiglio viene organizzato con un numero minore di persone.
Nel 1993
il Vescovo Angelo Scola affianca a don Fernando un laico, Alberto Eusepi,
come vice direttore. Quando padre Fernando viene chiamato dai suoi
superiori a Bologna, Eusepi viene nominato prima direttore facente
funzioni, poi direttore con nomina del Vescovo Giacomo Babini in data 1
ottobre 1999.
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All’inizio si pone l’attenzione sui problemi che si
agitano nella nostra città, anche se essa, apparentemente tranquilla,
sembra non accorgersene.
I poveri, le persone senza fissa dimora, gli ex
carcerati, gli handicappati, i tossicodipendenti, le persone che per
particolari condizioni familiari, personali o psichiche si trovano in
grave stato di bisogno e di solitudine, chiedono risposte dalla
comunità.
Si comincia a sentire la necessità di una struttura per
accogliere coloro che si presentano, perché è sempre più grande la
richiesta quotidiana di un pasto da parte di persone di passaggio.
Nel settembre del 1989 questo sogno diventa realtà. Viene
aperto il Centro di Accoglienza nei locali del Seminario Vescovile che
viene messo a disposizione dal Vescovo, Mons. Adelmo Tacconi.
Abbiamo iniziato questa attività di accoglienza credendo
che bastasse offrire un piatto di minestra o un vestito, ma ci siamo
accorti che queste necessità, nei nostri ospiti, spesso, sono solo un
pretesto per cercare la soddisfazione di un altro bisogno, magari
inconscio e volutamente non manifestato. Inoltre tra le persone che si
presentano al centro di Accoglienza quelli residenti a Grosseto sono più
numerose di quelli di passaggio.
Ci si interroga allora su cosa fare per loro. Si sente
così la necessità di organizzare un ascolto più personalizzato.
Così nel 1991 viene aperto un Centro di Ascolto.
Nel marzo del 1990 si apre un Centro Sociale per
portatori di handicap nella ex scuola materna di Braccagni, data in
comodato alla Caritas dal Parroco, don Luigi Corsi.
Nel corso di questi trenta anni, un’altra attività della
Caritas è stato l’impegno per i carcerati. Ci sono stati alcuni
volontari autorizzati ad entrare nel carcere ed altri volontari per il
lavoro esterno presso le famiglie e presso gli Enti pubblici.
Attualmente questo servizio è svolto dal Ce.I.S.
Un altro gruppo di volontari, adeguatamente preparati, ha
collaborato con le Suore dell’Istituto Santa Elisabetta, garantendo una
presenza assidua accanto ai minori ospitati nell’Istituto.
Dall’anno scorso le ragazze del servizio civile prestano
il loro servizio nell’Istituto.
Vari tentativi sono stati fatti con gli extra comunitari
per incontri a carattere culturale, ricreativo e per le necessità più
immediate.
Tutti questi servizi, organizzati durante questi anni,
vengono chiamati “opere segno”. Opere che sono segno dell’attenzione che
la Chiesa ha verso i fratelli che sono nel bisogno. Per loro la Chiesa è
“segno” che Dio non si è dimenticato di loro, ma arriva a loro
attraverso persone precise portando la risposta al bisogno concreto.
Segno per la comunità sociale per rendere evidente che ci
sono persone che hanno bisogno di mangiare, di lavarsi, di vestirsi, di
curarsi.
La Caritas fa ciò che è nelle sue possibilità, ma non può
e non deve sostituirsi alle istituzioni: il suo compito è quello di
essere attenta alle situazioni, di rispondere ai bisogni più urgenti
delle persone specialmente dei più poveri, degli emarginati.
Attraverso queste opere la Caritas ha avuto l’intento, al
di là dell’aiuto immediato alle persone, di non fare assistenzialismo,
ma di promuovere la vita di coloro che sono nel bisogno, e soprattutto
quello di educare la comunità ad acquistare una attenzione continua
all’”altro”.
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La formazione è stata per la Caritas un obiettivo
fondamentale. Sono stati organizzati Convegni sulla carità, sulle
Caritas parrocchiali, sul coordinamento tra i vari gruppi e
Associazioni. Sono stati organizzati cicli di conferenze per la Scuola
per operatori pastorali e corsi di formazione a sostegno dei volontari
dei vari Centri con percorsi di approfondimento e di confronto.
La Caritas, con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico
Regionale per la Toscana CSA di Grosseto, da due anni ha promosso il
concorso, “I giovani e i problemi del mondo”, rivolto alle ultime
classi delle scuole medie inferiori e superiori, con l’intento di
sensibilizzare i giovani su problemi attuali.
Gli elaborati che sono stati presentati dai ragazzi
avevano come tema il primo anno, la pace e il secondo l’immigrazione.
L’esperienza è stata molto positiva perché, come ha detto
il nostro Vescovo, Mons. Agostinelli, le parole dei nostri giovani
devono essere ascoltate perché sono loro il nostro futuro, i detentori
ed i promotori di beni preziosi per il continuo miglioramento della vita
sociale.
La Caritas è stata negli anni una scuola di educazione
alla pace anche attraverso l’obiezione di coscienza di molti giovani.
Ora, con la fine del servizio militare di leva obbligatorio, si sta
esaurendo anche l’obiezione di coscienza. La nuova proposta di oggi è
quella del servizio civile volontario, che diventa una sfida per tutta
la comunità a cominciare dalle famiglie ai catechisti, agli insegnanti
di religione, alle associazioni dei ragazzi e dei giovani.
In questi anni c’è stata una buona collaborazione con gli
Enti Pubblici. Un nostro rappresentante ha fatto parte del gruppo
tecnico-operativo che ha elaborato la “Carta di cittadinanza sociale”.
Attualmente la Caritas fa parte della Consulta del Volontariato presso
l’Azienda USL di Grosseto e del Consiglio Territoriale per
l’immigrazione presso la Prefettura di Grosseto.
Inoltre, dal 2003, è stato realizzato lo sportello
“Povertà estreme” nell’ambito del progetto “Fuori dal Tunnel”, elaborato
e gestito dal CO.e.SO., in collaborazione con la Caritas, l’ARCI, il
Ce.I.S e la Cooperativa “Solidarietà è crescita”. Questa iniziativa è
stata studiata per l’utilizzo delle risorse assegnate al Comune di
Grosseto, per sostenere chiunque viva al di sotto della soglia di
povertà, con particolare riferimento a persone senza fissa dimora.
In questi anni c’è stata sempre una collaborazione con la
Caritas Italiana nella partecipazione ai Convegni nazionali e alle varie
iniziative.
Abbiamo risposto, inoltre, alle emergenze all’estero e in
Italia, sensibilizzando la comunità e inviando aiuti in occasione di
terremoti, inondazioni, guerre.
Ma la Caritas è presente non solo nelle emergenze ma
anche nel periodo della ricostruzione e questo perché vuole essere segno
di presenza e di amore accanto alla sofferenza dei fratelli.
Siamo presenti agli incontri della Delegazione Regionale
e alle varie iniziative della Caritas regionale.