Una giornata dedicata ai profughi accolti da marzo

Nella differenza la convivialità di volti, storie e percorsi di vita che si incrociano, entrano in relazione e per questo sono capaci di abbattere pregiudizi, riserve, prevenzioni di ogni tipo. Da tempo la Caritas diocesana e le cooperative (Solidarietà è Crescita, Auxilium Vitae e Uscita di Sicurezza), che da marzo stanno gestendo le strutture in cui sono stati accolti circa 400 profughi di vari Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, si stava interrogando su come trasformare questa presenza – vissuta da alcuni con indifferenza, da altri con fastidio, da altri ancora con paura o rigetto – in una relazione, perchè solo l’incontro, solo il «tu per tu» abbassa ogni riserva.

Dopo settimane di incontri, riflessioni, lavoro, l’occasione si è concretizzata lunedì all’interno della Festa di Santa Lucia, con una giornata dedicata proprio alla «Convivialità delle differenze». Non una giornata «buonista», perchè a nessuno sfuggono i problemi e le difficoltà, ma una giornata di riflessione ragionata, meno di «pancia» e più di testa e cuore, per conoscere, sapere, incontrare, stringere la mano. Ne è venuto fuori un momento che resterà impresso come un marchio indelebile nell’animo di chi ha organizzato, di chi ha partecipato e di chi si è lasciato «contaminare» da questo incontro. Nel pomeriggio i profughi hanno disputato un torneo di calcio nel campo della casa-famiglia Il Sole (vinto, per la cronaca, dai ragazzi ospiti a Gerfalco nella struttura gestita dalla cooperativa Auxilium Vitae), quindi la cena nel tendone- ristorante della Festa di Santa Lucia, infine, una bella serata di testimonianze e racconti, intitolata «Lampedusa è qui», in perfetta continuità con la fiaccolata promossa dal Vescovo il 3 novembre scorso dopo la strage di migranti davanti all’isola.

C’erano le istituzioni (sindaco, prefetto, vice prefetto, il CoeSo), c’era la Chiesa grossetana (il vescovo, la Caritas, i giovani volontari), c’erano le cooperative, ma soprattutto ci sono stati loro, i migranti accolti da Grosseto, che – rotto il ghiaccio iniziale – si sono alternati al mi crofono per raccontare le loro storie, i viaggi sui barconi della disperazione «dove – ha detto un giovane rispondendo alla domanda di uno studente di terza media della scuola Dante, che chiedeva che cosa sognavano durante il viaggio – più che sogni avevamo una sola domanda: morirò o ce la farò?» L’Italia in questo momento è la loro terra promessa, un luogo in cui sono stati accolti lasciandosi alle spalle tragedie che non si immaginano; un luogo da cui provare a ripartire per costruirsi un futuro dignitoso. Le ondate migratorie portano problemi? Sì, come ogni fenomeno di massa, ma quei volti non sono un problema: sono vita che tenta di essere vissuta nella dignità propria di ogni essere umano. Lampedusa è anche qui e non possiamo voltarci altrove.

Facebooktwittergoogle_plus