Zero Poverty

Il divario tra i cosiddetti poveri e coloro che vivono in condizioni di ricchezza è artificiale, fondamentalmente creato dall’uomo. A causa dell’attuale crisi finanziaria ed economica, tale spaccatura, pericolosa per la società in generale e per ogni singolo individuo, si sta allargando e inasprendo. Nessuno dovrebbe essere povero per colpa di strutture ingiuste o condizioni inique. La “povertà zero” è quindi il nostro imperativo morale: Caritas ritiene che le nostre società abbiano bisogno di un nuovo quadro di riferimento in cui i diritti umani siano pienamente riconosciuti e tutelati non per una mera necessità giuridica, ma perché viene riconosciuta la dignità

della persona umana, fonte e fine di tutti i diritti e di tutti i doveri. Noi crediamo che ogni essere umano sia immagine di Dio.

Sfogliando questo documento, vi tro- verete strumenti (parte A) e storie (parte B), la cui finalità consiste nell’illustrare la povertà nella sua eterogeneità e nella sua sfaccettata realtà. Che scegliate di accede- re alla terra della povertà tramite uno sguardo analitico oppure attraverso storie di vita vissuta, sarete guidati dalle vostre percezioni ed esperienze personali. Siate in ogni caso aperti e pronti a rivedere il vostro punto di vista e a mettere alla prova l’approccio scelto da chi incontra i poveri quotidianamente o studia il fenomeno della povertà nella rete Caritas. Noi crediamo che ogni essere umano sia figlio di Dio tramite Cristo nostro Salvatore.

 

In Europa, Caritas vuole contribuire a un nuovo modo di guardare alla povertà. Essa, infatti, è ben più della carenza di benessere: colpisce la persona nel corpo, nell’anima e nell’esi- stenza, colpisce la comunità in cui quella persona vive.

Come comunità di esseri umani, non possiamo permet- terci di perdere nessuno. Dobbiamo rimediare alle condizioni di disuguaglianza che ci derivano dal passato ed evitare nuove ingiustizie per le generazioni attuali e future: è un principio cui diamo comunemente il nome di “responsabilità”, che conferisce senso e significato alle nostre azioni e ai nostri comportamenti al di là del loro impatto più immediato e materiale. Infatti, tali azioni e comportamenti hanno un effetto diretto e indiretto su noi stessi e sui nostri concittadini. Le soluzioni esistono, e sono già nelle nostre mani. Cambiare è possibile: Caritas è testimone del cambiamento di persone che, pur vivendo in condizioni di povertà, sono riuscite a

plasmare la p ropria vita e il proprio destino. Lavorando con i poveri e facendosi loro portavoce di fronte alle autorità pubbliche, Caritas persegue condizioni di vita sostenibili per tutti proponendo azioni concrete. Vivere la responsabilità può cambiare la nostra vita e la vita nelle “città”, termine con il quale definiamo le comunità organizzate in cui viviamo, che diventano ogni giorno più globali e interdipendenti. Noi crediamo nell’interconnessione per opera dello Spirito Santo, che ci consente di vivere in comunione

oltre le frontiere.

 

Caritas, come organismo di carità della Chiesa Cattolica, non opera distinzioni tra le persone che serve e con le quali lavora. Il proselitismo è addirittura contrario alla sua autentica natura e alla sua missione (cfr. Deus Caritas Est, 31, c). Il lavoro con i poveri e gli infermi colloca Caritas al centro del conflitto sociale tra esclusione e inclusione. L’inclusione è più che un concetto chiave dell’Unione europea (che, negli auspici, collocherà la lotta alla povertà tra le sue priorità anche oltre il 2010, Anno europeo della lotta alla povertà): è una responsabilità direttamente collegata ai diritti umani, e potrebbe essere considerata un altro modo di dare vita a una comunione.

 

Un processo di inclusione attiva, pertanto, non può essere una mansione unilaterale assegnata a coloro che difettano delle risorse o a coloro che le mettono a disposizione. Si tratta al contrario di un compito che coinvolge l’intera comunità o “città” e, anzi, si potrebbe sostenere che in questo processo dinamico e reciproco la responsabilità maggiore spetti a chi si trova in condizioni migliori. Consentire ad altri di vivere mettendo a frutto il proprio potenziale significa contribuire allo sviluppo autentico e integrale di ogni uomo e di tutto l’uomo (cfr. Paolo VI, Populorum Progressio, 14 e Benedetto XVI, Caritas in Veritate, 11). La promozione umana dei poveri, dunque, significa anche promozione umana dell’intera comunità, la “città”.

Riconoscere i poveri come concittadini che contribuisco- no alla costruzione della “città”, analogamente a tutti coloro che si considerano persone autosufficienti o indipendenti, significa riconoscere che abbiamo tutti bisogno l’uno dell’altro. L’approccio scientifico scelto nel presente documento giunge alla stessa conclusione. Dal punto di vista sociologico, non siamo monadi astratte: al contrario, siamo parte di una società e costruiamo il futuro di quella stessa società con le nostre opere e omissioni, con il nostro comportamento e con il nostro silenzio. L’interdipendenza o la solidarietà reciproche non devono essere minate da chi si sente sicuro o al riparo da ogni rischio. Questa situazione, infatti, non solo può mutare rapidamente, ma è prima di tutto un errore antropologico fondamentale.

Il riconoscimento dell’identità della persona umana è reciproco. Soltanto coloro che sono aperti a riceverlo saranno in seguito capaci di riconoscere a loro volta l’altro. È una fonte cui siamo portati naturalmente a contribuire in modo continuo. Riconoscimento significa anche riconoscenza, gratitudine. E Caritas è uno spazio di gratitudine. Molte persone che vivono in condizioni di bisogno esprimono la propria riconoscenza a coloro che li aiutano, sia come professionisti, sia come volontari. Tale gratitudine è lo specchio dell’autentica sfida della “formazione del cuore” (Deus Caritas Est, 31, a). Nessuno di noi è, da solo, la sorgente di riconoscimento e gratitudine. Tutto ha inizio con “Deus caritas est”, come ha riassunto il nostro Papa Benedetto XVI: Dio è fonte e fine di ogni essere umano e di ogni nostra azione.

 

Possa l’Anno 2010 ribadire l’impegno a combattere la povertà in Europa e nel mondo. Possa la “povertà zero” essere il principio guida dell’intera “città”!

 

Erny Gillen

Presidente di Caritas Europa

 

 

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