La Carità al tempo del Covid: le Caritas parrocchiali

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Fanno un servizio nell’ombra, ben poco «reclamizzato» e non sempre umanamente gratificante.
Ma è un servizio prezioso, perché – al di là delle iniziative portate avanti, tutte importanti – parla il linguaggio evangelico della prossimità.

Stiamo parlando dei centri di ascolto presenti nelle parrocchie, essi stessi espressione diffusa di cosa sia la Caritas all’interno della vita ecclesiale: non una sorta di servizio sociale mascherato, ma il modo stesso di essere della Chiesa. «Grazie per quello che siete e per quello che portate dentro le comunità».

Così don Paolo Gentili, vicario generale della Diocesi, incontrando, nei giorni scorsi nel salone parrocchiale di Madre Teresa, i referenti dei centri d’ascolto. È vero, infatti, che la carità è compito di tutti, «ma – ha sottolineato il vicario generale – gli animatori sono importanti. Sono come il diapason per accordare tutti gli strumenti». Don Gentili ha incontrato i referenti delle Caritas parrocchiali insieme al Vescovo, a don Enzo Capitani e a Luca Grandi, rispettivamente direttore e vice di Caritas diocesana. Dalla loro voce hanno raccolto il racconto di una rete di carità che cerca, in questo momento tanto difficile, di stringere ancor più le maglie perché nessuno resti fuori.

Non si riesce ad arrivare a tutti e a dare sempre le risposte di cui ci sarebbe bisogno, ma dobbiamo comunque dire grazie a questi laici che settimanalmente portano avanti una presenza di carità a nome di tutta la comunità cristiana, per la quale la carità non è solo un fare, ma prima di tutto un modo di essere aperti al mondo. In quest’ultimo anno sono stati già vari gli incontri effettuati con le Caritas parrocchiali. Una sorta di pit stop per fare «rifornimento» di motivazioni, mettere insieme le questioni aperte e rafforzare la vicinanza.

Perché la Chiesa o lavora in una logica di rete oppure disperde le proprie energie. È chiaro che in quest’ultimo anno anche le Caritas parrocchiali sono state sottoposte ad una sorta di stress-test impensabile ed imprevedibile, che da un lato ha fatto emergere le numerose ricchezze e i talenti presenti nelle parrocchie, ma dall’altro ha anche evidenziato la necessità che non si abbassi l’asticella dell’animazione pastorale, perché altre persone si rendano disponibili e affianchino chi già c’è. E la fotografia scattata dai referenti è stata tutto sommato molto omogenea.


Quasi nessuna ha mai cessato un giorno il proprio servizio se si eccettuano alcuni momenti di particolare virulenza della pandemia, quando è stato opportuno preservare la salute. Anzi, in alcune realtà i periodi più duri sono stati anche quelli in cui ci si è aperti a nuove forme di prossimità, a partire dall’impegno a portare a casa di chi aveva bisogno pacchi
viveri e non solo.


Chiaramente le Caritas parrocchiali sono un «termometro» prezioso di
come nei quartieri della città si sta vivendo. Ovunque si è visto aumentare il numero dei bisogni e di coloro che si sono trovati in difficoltà.

Qualche dato? Nel centro d’ascolto dell’Addolorata, sono dodici le nuove famiglie che si sono «affacciate» per la prima volta; sei-sette alla Santa Famiglia, addirittura tra le 15 e le 20 a San Francesco. E non ci sono solo risposte materiali da dare. «Stiamo registrando problemi di ansia e di relazione», hanno raccontato alcuni referenti. Gli anziani, certo, ma anche, per esempio, titolari di negozi o piccole attività che hanno lavorato a singhiozzo e non ce la fanno, oppure famiglie rimaste indietro con diverse rate d’affitto.

Problemi che sentiamo raccontare in tivù, ma che in realtà sono vicinissimi anche a noi: coinvolgono amici, vicini di pianerottolo, colleghi. In questo quadro carico di segnali preoccupanti, anche qualche feritoia di luce. Le Caritas parrocchiali sono riuscite a dare qualche risposta in più e differenziata rispetto al solo problema di molti di come mettere insieme il pranzo con la cena, grazie agli aiuti messi in moto dalla Diocesi attraverso lo stanziamento di fondi straordinari Cei dell’8xmille, ma anche grazie a risorse che gli enti pubblici hanno erogato a Caritas e che stanno consentendo ai centri d’ascolto parrocchiali di acquistare e distribuire non solo generi a lunga conservazione ma anche carne fresca, prodotti per l’igiene della casa e per l’igiene personale.

Cos’è mai un tubetto di dentifricio? E’ tantissimo per chi deve fare attenzione anche a quante volte potersi banalmente «permettere» di lavare i denti

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