Viaggio nei centri di ascolto Caritas parrocchiali: Madre Teresa di Calcutta

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La carità non si ferma in tempi di epidemia, anzi si vivifica proprio nei momenti più difficili. Questa è l’esperienza del Centro di ascolto della parrocchia Madre Teresa di Calcutta, che ha inaugurato il suo impegno nel giorno più buio della pandemia, a marzo scorso. «Il lockdown ci ha stravolto, abbiamo deciso che bisognava rafforzare i servizi che la parrocchia già offriva».

La sede è stata inaugurata il 5 settembre scorso, durante la festa della parrocchia. Le famiglie che ricevono sostegno da questo Centro parrocchiale di Caritas sono circa venti, quattro volte tanto rispetto a marzo e, purtroppo, le richieste non fanno che salire. I volontari coinvolti al momento sono tre, la principale attività del centro è la distribuzione settimanale di pacchi viveri anche se «il nostro impegno è praticamente 24 ore su 24», dicono i volontari.

Se le difficoltà per le famiglie aumentano, settimana dopo settimana, c’è tutto un quartiere a sostenerle. «Ogni seconda domenica del mese, sul sagrato della nostra chiesa, raccogliamo donazioni di alimenti o denaro. Sono in tanti a donare, soprattutto i meno abbienti. La pandemia ha fatto capire a tutti che individualmente non ci salviamo e la nostra comunità, per come si è messa in moto, è stata capace di leggere i segni dei tempi», raccontano i volontari. Le offerte raccolte vanno a sostenere chi, spesso improvvisamente, si ritrova in situazioni di vulnerabilità, tramite alimenti, buoni spesa o contributi per le spese più varie, dalle bollette alle visite mediche. L’attenzione però è più profonda: «Cerchiamo di andare oltre il bisogno materiale, spesso le persone hanno bisogno di qualcuno con cui parlare.

Quando vediamo che le relazioni continuano oltre le necessità siamo sicuri di esserci riusciti». È un’esperienza che segna innegabilmente chi vi si impegna con dedizione e fatica: «Torniamo a casa stanchi, ma sentire che qualcosa cambia nella vita di queste persone è impagabile». La fiducia, in temi come questi, è il bene di scambio più prezioso, verso il futuro e verso gli altri, e viene donata reciprocamente, abbattendo le distinzioni tra chi assiste e chi riceve.

Durante questa pandemia, fiaccati dalla crisi, c’è il rischio che ognuno si concentri sui propri bisogni e questo Centro parrocchiale vuole proporre a tutti un’attenzione al più debole: «È anche per questo che abbiamo scelto di darci una struttura, per coinvolgere tutta la comunità, tutto il quartiere». Il nome della santa dei poveri torna spesso nelle parole dei volontari: «Madre Teresa è un punto di riferimento per tutti noi parrocchiani. Quello che facciamo è semplicemente una goccia nell’oceano, come diceva lei, ma è pur sempre qualcosa».

Due ritratti di Madre Teresa svettano anche nel magazzino del Centro di ascolto parrocchiale, così come azzurre sono le pettorine dei volontari che, ridendo, spiegano: «Ci sono state donate, il colore non poteva essere più azzeccato». Guardando al futuro del centro ci sono tanti progetti: «Vorremmo avere basi ancora più solide, radicarci maggiormente nel quartiere e, perché no, magari un giorno aprire una mensa. Quello che speriamo è, soprattutto, che le famiglie che stiamo aiutando riescano a rimettersi in carreggiata, riprendano a camminare con le loro gambe».

Ormai alla conclusione dell’anno, guardando indietro ricordiamo che ci sono fiori, come quello della carità, che sbocciano solo nel deserto e che spesso sta proprio a noi scovarli e custodirli. 

(da “Toscana Oggi” del 13 dicembre 2020-servizio a cura di Giovanni Cerboni)

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