Viaggio nei centri di ascolto Caritas parrocchiali: San Francesco

Condividi questo post

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su email

Nella parrocchia di San Francesco, nel cuore del centro storico di Grosseto, l’esperienza di Caritas ha assunto un nome tutto particolare: Fratello povero. È così, infatti, che la comunità affidata ai Frati Minori ha denominato, ormai molti anni fa, il servizio di distribuzione del cibo per quanti bussano alla porta del convento francescano chiedendo la carità. È dai particolari che spesso si rivela il volto di una realtà. E questo particolare non è da poco.

Il Poverello d’Assisi, infatti, che chiamava sorella anche la morte, ha impresso una svolta evangelica al suo tempo, tale da attraversare i secoli. Al punto che non basta più dare ai poveri, bisogna sentire che loro sono fratelli per noi. E così tutto cambia. Partiamo da questo aspetto per raccontare l’attività del centro di ascolto parrocchiale, in questo tour ideale iniziato diverse settimane fa tra le parrocchie.

A raccontare il servizio di carità nella comunità di San Francesco sono Maria Angela, Andrea, Barbara e Stefano, dando voce agli oltre 15 volontari che si alternano nei due servizi. «L’esperienza di Fratello povero – raccontano – è nata una dodicina di anni fa con l’allora parroco fr. Stefano Giorgetti con il quale emerse il tema di come aiutare i poveri che si rivolgevano alla parrocchia». Quella di San Francesco è una realtà particolare. Essere nel centro storico significa, spesso, catalizzare i bisogni di senza fissa dimora o di famiglie provenienti da Paesi stranieri e che vivono in abitazioni dentro le mura cittadine.

Situazioni «di confine»: sembra un paradosso, mentre parliamo di centro storico, eppure è così. La risposta iniziale fu quella di dedicare il sabato mattina all’accoglienza di chi bussava: «Ci mettevamo in sala Friuli – raccontano i volontari – e distribuivamo cibo e qualche vestito. All’inizio venivano 2-3 persone, poi sono andate sempre più aumentando». Oggi la Parrocchia fa fronte ai bisogni di 60-70 famiglie. Attraverso «Fratello povero», il sabato mattina vengono distribuiti i viveri, mentre con lo scoppio della pandemia è stata momentaneamente sospesa la consegna di vestiario.

Il centro di ascolto, invece, è aperto due volte al mese. Le volontarie fanno colloqui individuali, cercano di capire quali sono i problemi del singolo, quali risposte poter offrire e, laddove la Parrocchia non ha gli strumenti, indirizzare. Il cibo da distribuire arriva dal Banco Alimentare (volontari si recano periodicamente a Firenze, col furgone della parrocchia, a fare rifornimento), ma anche dalle iniziative di sensibilizzazione tra la comunità parrocchiale.

«C’è una bella collaborazione delle catechiste – dicono – Sono loro a coinvolgere i ragazzi per far portare loro cibo a lunga conservazione, che raccogliamo in apposite ceste all’ingresso della chiesa e che portiamo all’altare durante le Messe del sabato sera e della domenica alle 11, nella processione offertoriale.

È un’occasione importante non solo per raccogliere generi alimentari, ma soprattutto per far crescere nei ragazzi questa sensibilità alla condivisione». Insomma, come si fa in famiglia, è dalla condivisione dei bisogni che vengono le risposte e la corresponsabilità di tutti. A partire dai frati, che sono i primi a frugarsi in tasca quando c’è necessità o a coprire i costi delle bollette di chi non riesce a far fronte alle spese ordinarie. Un problema, questo, cresciuto proprio nell’ultimo anno con lo scoppio del covid.

Fedeli a quel che diceva san Francesco: è dando che si riceve.

(da “Toscana Oggi” del 7 marzo 2021-servizio a cura di Giacomo D’Onofrio)

Leggi anche...

Notizie

Servizio civile è anche formazione

Formazione. Il «di più» che l’esperienza del servizio civile in Caritas offre risiede anche in questo aspetto. Non solo l’esperienza sul campo, nei vari ambiti