Viaggio nei centri di ascolto Caritas parrocchiali: San Giuseppe

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Parrocchia significa, volendo rispolverarne l’etimologia, «prossimo alla casa», «che abita vicino». Raccontare un Centro Caritas Parrocchiale è, dunque, sempre raccontare un’esperienza di vicinanza, quasi d’intimità. I volontari della Parrocchia San Giuseppe, nel quartiere di Barbanella, un gruppo di 7 tra laici e consacrati che si impegnano nell’attività caritatevole tre volte a settimana (marted mattina, mercoledì pomeriggio, venerdì mattina), raccontano ciò che li motiva con un velo di bonaria riservatezza. Ci sono i numeri: le 75 famiglie o le 220 persone assistite, a cui vanno aggiunti gli utenti saltuari. C’è la logistica: i pacchi portati a domicilio, gli indumenti raccolti, selezionati e donati.

Ci sono le attività: il banco del farmaco, i pacchi regalo per 70 bambini, la distribuzione mensile dei viveri e quotidiana del pane, gli aiuti per le spese. Ci sono i partner: per esempio Banco Alimentare, Le Querce di Mamre Onlus, il Coeso e anche la Cei, grazie ai fondi straordinari per il Covid messi a disposizione delle Diocesi grazie alle risorse 8xmille.


Soprattutto, però, ci sono le persone. Quelle che nel tempo si sono susseguite e passate il testimone fino ad oggi, testimonianza di un’attenzione costante, in un quartiere non sempre facile. Ad accendere il cuore e l’impegno è l’intreccio tra la propria storia e quella della comunità: «È la mia Chiesa, vivo in questo quartiere da sempre. Oggi ho la possibilità di aiutare qualcuno a rialzarsi, è una bella sensazione».

Si rimane stregati da un ambiente dove le relazioni seguono un passo diverso: «Appena iniziato, mi ha colpito tantissimo come anche senza conoscersi fosse possibile volersi molto bene. C’è molta diversità e molta sintonia e ciò mi ha catturata», racconta una volontaria. «Però la radice, rispetto alla filantropia, è quell’Amore che è incarnato nello sguardo del bisognoso», sottolinea un’altra. «Fare questo servizio, alla fine, è un grande privilegio», chiosa una terza volontaria.

La vicinanza, in un tempo in cui la solitudine sembra farsi più acuta, lega tante famiglie, con i loro bambini, e tanti cittadini, italiani e stranieri. Come ad una fontana di paese dove si arriva per abbeverarsi, ma anche per conoscersi, per integrarsi tra culture diverse. I rapporti che si intessono con fiducia e rispetto, valori che si diffondono velocemente: «Spesso – raccontano i volontari – c’è chi porta con sé, anche un amico».

Il contatto umano apre un cammino nuovo per tanti, ma sono sempre più necessarie misure strutturali di assistenza sociale, proporzionate all’emergenza economica e sociale. Nella primavera scorsa è stato decisiva l’assistenza dello Stato, con strumenti come il «reddito di cittadinanza», e l’impegno della Cei, che ha messo a disposizione più di 200 milioni di euro, raccolti grazie all’8 x mille. L’emergenza abitativa, che al momento è contenuta dal «blocco sfratti», rischia di scoppiare appena questa misura verrà superata. I più vulnerabili sono i nuclei familiari che si facevano quadrare i conti con prestazioni occasionali, sovente a nero.

Per i privilegiati il mondo si digitalizza in videochiamate e-mail, mentre per molti altri l’urgenza del pane e della casa morde come non mai. La proposta è farsi prossimi, per quell’Amore, in queste strade. 

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